
ACQUAPENDENTE – Davide Sarchioni è un’eccellenza del territorio. Quarantenne, di Torre Alfina, si è formato come curatore di mostre in Germania e ora è l’alfiere della doppia esposizione Achille Perilli Beyond nelle sedi di Palazzo Petrangeli a Bagnoregio e Vetrya a Orvieto. Lo abbiamo incontrato.
Un progetto che coinvolge, attraverso l’arte contemporanea, due realtà a cavallo tra due regioni e due province. Come nasce il tutto?
“C’era il desiderio di andare a celebrare un grandissimo autore dell’arte contemporanea e del Novecento italiano e contestualmente valorizzare questo territorio davvero ricco di unicità tra Umbria e Lazio. Perilli ha rappresentato il punto di contatto ottimale tra le due esigenze. Parliamo di un artista ultra novantenne, tra i più grandi rappresentanti dell’astrattismo italiano e che, da più di trenta anni, ha la sua casa-atelier al confine tra l’Orvietano e il Bagnorese”.
Tuo il delicato ruolo di curatore della doppia mostra. Qual è stato il tuo percorso?
“Tutto il mio lavoro inizia in Germania. Prima a Berlino, poi a Würzburg. Questa è una città tedesca che ha un profondo legame con l’arte italiana. Conserva l’affresco più grande al mondo di Tiepolo. Per cinque anni ho curato mostre di artisti italiani importanti in Germania. Poi nel 2013 sono stato il curatore della mostra del maestro Jannis Kounellis a Trieste”.
Come venuta fuori l’idea di una mostra su Perilli in due sedi?
“Molto ha giocato il fatto di questo legame nel quotidiano di Perilli con il territorio. Attraverso questa mostra ho voluto pensare di unire due grosse eccellenze: il Comune di Bagnoregio che ha portato al centro dell’attenzione nazionale e internazionale la Tuscia, con un lavoro straordinario che va avanti da anni, e Vetrya, una piccola multinazionale con sede principale a Orvieto”.
Che obiettivo insegue questa mostra?
“L’obiettivo è culturale, aprire al nostro territorio l’arte contemporanea. In Toscana, Umbria e Roma è centrale. Attraverso questa mostra si punta a intercettare una nicchia di piccolo che però è strategica per lo sviluppo di un turismo di qualità”.
Come racconteresti Perilli a chi non lo conosce?
“Nasce nel 1927 e nel primo dopoguerra è stato propositore e firmatario del primo manifesto dell’astrazione in Italia. Rifondando di fatti l’idea poetica del fare arte. Figura centrale dell’astrattismo italiano. Un grande teorico. Ha attraversato tutto il Novecento studiando tutti i movimenti in arte visive, letteratura e teatro. Ma soprattutto si tratta di un visionario, di uno che ha sempre avuto un forte interesse per il futuro. E il futuro deve tornare a essere un tema del nostro tempo, eccessivamente concentrato sul presente.
“I miei quadri andranno su Marte”, questa è una sua nota frase. La mostra si intitola Beyond perché all’interno della ricerca nell’astrazione di Perilli c’è sempre la tensione al nuovo, al guardare oltre. Uno sguardo verso il domani pur rimanendo all’interno di un mezzo, la pittura, che potremmo definire profanamente tradizionale”.


















