
VITERBO – Talento gioventù e il dovere di osare. Si chiama Daniele Turetta, 15 anni. Tutte le mattine cammina nel centro di Viterbo per andare a scuola al liceo delle Scienze Umane Santa Rosa, quello in via San Pietro. Porta i capelli come la moda contemporanea impone, si veste spesso con una felpa col cappuccio come si fa in questi giorni, fa i compiti tutti i giorni e probabilmente si innamora come si può solo a 15 anni. Un ragazzo normalissimo.
La sua è la generazione Z, ovviamente diversa da tutte le precedenti. Ai miei occhi, ormai ultra-
sessantenne, hanno tutto, troppo. Per fortuna tutti i bisogni sono soddisfatti ma con la mancanza di veri problemi scatta l’insoddisfazione e l’insicurezza del futuro, avere un sogno diventa raro. Questo purtroppo evolve troppo spesso in pigrizia e mancanza di stimoli. Non per Daniele.
Da anni lavora con la maestra di canto Laura Leo e frequenta la scuola di recitazione Artist Academy, per perseguire il proprio sogno. Le sue giornate non sono impegnate, sono impossibili. Il canto in particolare richiede lezioni, allenamento e dedizione. Ogni settimana tante ore e qualche fine settimana completamente dedicato alle master class. I suoi coetanei spendono oggettivamente troppo tempo su TikTok. Non solo tendono a diventare apatici ma assorbono l’abitudine della soddisfazione immediata. In 30 secondi il video di fronte ai loro occhi risolve tutto.
Nessun mistero o attesa. Non assorbono quanto sia difficile ottenere risultati in un mondo sempre più competitivo.
Il canto insegna l’opposto. Sotto la doccia siamo in tanti a intonare o stonare qualcosa. Ma per
cantare sul palco serve certamente talento ma anche studio, dedizione e disciplina. Anni per
portare la voce alla prossima ottava. Ma, per fortuna, arrivano anche i risultati.
“Il 9 febbraio si esibisce al Palafiori di Sanremo presentando il suo inedito “Ora è qui” a Casa
Sanremo Live Box, confrontandosi con altri artisti provenienti da tutta Italia e dall’estero di fronte a produttori, musicisti e altri addetti ai lavori con grande emozione” di lui scrive la orgogliosissima mamma. Colgo tra le righe tantissimo. Qualche giorno fa l’ho intervistato e ho ritrovato una ragazzo simpatico e alla mano, per nulla presuntuoso o in attesa della “manna dal cielo”.
E’ questa la lezione di Daniele, dobbiamo osare ma con umiltà restando noi stessi. Vorrei poterlo raccontare alla generazione Z, quella che si aspetta tutto in 30 secondi e che è più pronta a lamentarsi che a ringraziare. All’età di Daniele bisogna sognare e lavorare per raggiungere il
cielo, meglio se irraggiungibile. La soddisfazione immediata non costruisce nulla, è tutto finito in 30 secondi. A Viterbo si diceva: “col tempo e co’ la paja se matura la sofaja”… credo.
Non è un caso che la mamma sia a lui vicinissimo. Ripeto spesso che è tutta colpa dei genitori, ma qualche volta posso aggiungere, la felicità è
alla portata di mano se i genitori creano le condizioni.


















