Rifiuti romani, Sabatini: "Il pacco di Zingaretti è servito"
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Daniele Sabatini torna a intervenire sulla questione rifiuti che sta interessando Viterbo. Punta l'attenzione sulla delibera regionale dello scorso dicembre e sul "pacco" per Viterbo tra Zingaretti e Michelini.
Daniele Sabatini

Rifiuti romani nel Viterbese, quel fattaccio brutto cucinato a puntino alla Regione Lazio. Per il consigliere regionale Daniele Sabatini (Nuovo Centro Destra) il quadro è chiaro: “Il pacco di Zingaretti è servito”.

 

“Il dolo è dato dalla famosa determina regionale del 18 dicembre 2013 – dichiara l’alfaniano viterbese – che aumentava il quantitativo massimo di rifiuti trattati a Casale Bussi da 182.000 a 202.000, uno sproposito per il nostro territorio. Evidentemente era in atto quello che ormai definisco “il pacco” per Viterbo tra Zingaretti e Michelini. Dopo l’immondizia di Roma Capitale nei mesi di ottobre e novembre, ecco che arrivano i rifiuti di ben 12 comuni della Provincia di Roma. E non si sa né quanti né per quanto tempo”.

 

Mentre il Comune di Viterbo sembra piuttosto in affanno sulla situazione dei rifiuti in arrivo dai Comuni romani, non riuscendo, nonostante riunioni di commissione e vertici di capogruppo (ne è in corso uno proprio ora) a trovare vie d’uscita, l’opposizione, con tutto il diritto, coglie la palla al balzo per buttare giù la credibilità dell’amministrazione Michelini. Questa mattina si è tenuta una infuocata riunione sui rifiuti in Terza Commissione. 

 

Uno dei pilastri su cui l’attuale sindaco di Viterbo ha di fatto costruito la propria candidatura è il patto per Viterbo con il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Ma la Regione stessa sta minando alle fondamenta il presente del governo della città targato Michelini.

Sabatini, nel ruolo di consigliere regionale in rappresentanza del Viterbese, va giù duro: “In questi giorni ho raccolto le proteste e le preoccupazioni di tanti cittadini, soprattutto tante mamme. Ho ricevuto email della gente di Monterazzano sfiduciate e furiose. Si sono costituite in un comitato ma hanno difficoltà anche a capire con chi andare a litigare. Ecco, questo forse è il profilo peggiore dell’Italia e della nostra regione. Non solo ingessate ma addirittura abusate dalla burocrazia e da scelte di cui nessuno si assume la responsabilità”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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