
VITERBO – Prendere una mappa del centro storico e una matita. Annotare, uno dopo l’altro, gli edifici chiusi. Dall’ospedale vecchio degli Infermi, sul colle del Duomo, fino a le Scuderia di Sallupara e passando per lo stabile della Banca d’Italia, Palazzo Calabresi, Palazzo di Vico e relativi sotterranei recuperati con i fondi del Plus. Fino a tirare dentro buona parte dell’ex tribunale di piazza Fontana Grande, gli edifici di Valle Faul inutilizzati o in fase di recupero, il cinema teatro Genio e tanto altro
Migliaia di metri cubi inutilizzati, dove ballano topi e depositano guano piccioni. Spazio vitale sottratto alla vitalità del centro storico. Ma è possibile ingrandire la riflessione e arrivare fino al Museo Civico, gran parte inutilizzato, o la palestra di Santa Barbara, il terreno della Volpara. Quindi le aree dei privati come tutta la struttura, al Sacrario, che ospitava l’ex Banca del Cimino.
Sono tanti i luoghi morti, che come spettri aleggiano sulla città. Non hanno utilizzo, sono vuoti. In alcuni casi magari violati e ridotti a dormitori clandestini. Un’energia potenziale bloccata, sottratta.
Con La Fune puntiamo ad accendere i riflettori su questo argomento. Cercando di capire cosa accaduto e sta accadendo per ognuno di questi posti. Da quelli di proprietà del Comune di Viterbo a quelli nelle mani di privati. Soprattutto la faccenda ci interessa per la parte che riguarda la città dentro le mura. Anche perché, è sotto gli occhi di tutti, il centro storico di Viterbo ha bisogno di essere rimesso in moto. E siamo convinti che parte dello scacco in cui si trova dipenda proprio da tutta questa metratura fuori gioco.
Un potenziale enorme che si sta sgretolando, facendo perdere quota al cuore della città capoluogo. Così il centro della città rischia, ogni giorno di più, di impoverirsi e di finire nella marginalità.
Non vogliamo che accada, siamo convinti che sia possibile andare in direzione opposta. Per farlo però dobbiamo capire cosa accade. Quindi poniamo all’opinione pubblica locale una riflessione, a puntate, su quelli che ci è piaciuto chiamare “buchi neri”. Andando avanti elaboreremo graficamente una mappa che ci permetterà, alla fine del percorso, di mettere in evidenza i tanti buchi che oscurano Viterbo. Nella speranza che chi può esca dal torpore e si metta al lavoro per risanare le ferite che nei decenni si sono aperte.
L’augurio è che questo dibattito possa arricchirsi di interventi da parte di politici, imprenditori, rappresentanti di categoria e cittadini. Ricordiamo a tutti che per qualsiasi segnalazione o intervento potete scrivere a info@lafune.eu.


















