
ROMA – La Tuscia, con le sue radici profonde e i suoi prodotti autentici, ha trovato un nuovo ambasciatore della parola e del gusto. Alessandro Creta, giornalista enogastronomico legato profondamente a questo territorio, è stato nominato Ambasciatore per il Giornalismo Food da Doc Italy, la rete nazionale che valorizza l’eccellenza italiana.
Un riconoscimento che arriva non solo per le competenze professionali, ma per il modo in cui Creta ha scelto di raccontare il cibo: come chiave d’accesso a un patrimonio culturale fatto di persone, di storie, di materie prime e di identità locali.
“La sorpresa è stata grande quando mi hanno comunicato il riconoscimento, circa venti giorni fa” – spiega Alessandro Creta – “Non me l’aspettavo. Ringrazio Salvo Cravero, chef del ristorante ‘Pepe Nero’ di Capodimonte, che mi ha proposto. L’ho conosciuto anni fa come docente al Gambero Rosso, e abbiamo mantenuto nel tempo ottimi rapporti. Sono felice che sia partito tutto da lui.”
Tornato da poco nella sua terra d’origine dopo anni passati in giro per l’Italia, tra Napoli e Bergamo, Creta ha scelto di investire tempo e passione nel racconto della Tuscia. Un territorio che conosce bene, ma che sa essere ancora troppo spesso invisibile agli occhi di chi non lo abita.

(Ph.Credit Officina Visiva)
“La Tuscia è conosciuta poco, anche da chi la abita. Ho deciso di raccontarla attraverso il cibo, ma non solo del prodotto. Parlo di storia, di materie prime, di persone e di aziende. È da qui che nasce anche il mio nuovo progetto editoriale: Centrotavola – Food and People, dedicato proprio a questo territorio”.
Una scelta quasi controcorrente, quella di restare e raccontare. Ma è anche grazie a lui se i riflettori si accendono non solo nelle grandi metropoli, ma anche sulle realtà più piccole del viterbese.
Ma dove si colloca, oggi, la cucina della Tuscia?
“È difficile da collocare, perché ognuno ha il suo punto di forza. Non abbiamo nulla da invidiare per qualità dei prodotti. Il problema è che ci raccontiamo poco, a tratti anche male. Siamo timidi, restii a valorizzarci. Servirebbe più faccia tosta, più coraggio. Abbiamo prodotti straordinari, e dovremmo farci valere.”
Nel suo lavoro di narratore del gusto, Creta dà voce a una Tuscia che vuole smettere di essere marginale. Uno sguardo rivolto al futuro, ma con radici ben piantate nella terra.
“Tra dieci, quindici, vent’anni, mi piacerebbe che quando si parla di Tuscia, la si colleghi subito a prodotti, aziende, eccellenze. Ma questo è un lavoro di comunicazione che deve partire da noi, da chi ci vive e ci crede ogni giorno.”


















