Dalla Russia a Tarquinia per sfuggire alla persecuzione omofoba
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La storia di Max, 35enne russo che ha ottenuto l'asilo in Italia a causa delle leggi omofobe presenti nel suo paese natale

Da poco l’Italia ha autorizzato le unioni civili per coppie dello stesso sesso, entrando così in una nuova era delle relazioni umane, segnate fino a qualche decennio fa da ostilità e aggressività contro gli omosessuali. Eppure esistono ancora luoghi sulla Terra dove essere gay è un problema: è il caso della Russia, terra natia del 35enne Max, che per anni ha subito le persecuzioni e le violenze del suo popolo. Malmenato fino a perdere l’utilizzo di un rene, ha prima tentato il suicidio per tre volte, fino a che non ha deciso di dare una svolta alla sua vita e andarsene da lì, per approdare nella Tuscia.

Max ora vive a Tarquinia da due anni e finalmente è libero di essere se stesso. La sua storia è stata raccontata in questi giorni sulle pagine de L’Internazionale. “Mi dicevano che ero frocio, ma io non sapevo neppure che significasse. Mi hanno aspettato fuori da scuola, avevano 17 o 18 anni, erano più grandi di me. Hanno cominciato a insultarmi, hanno detto che dovevo andarmene dal quartiere perché ero gay e poi mi hanno massacrato di botte e io a casa non ho potuto nemmeno spiegare perché mi avevano picchiato. Mia madre, nonostante siano passati anni, non conosce ancora la verità. Io non riesco ad essere sincero con lei: è una donna buona, ma omofoba come tutti in Russia”.

”Al terzo tentativo di suicidio ho capito che tanto valeva vivere – spiega il 35enne sulla rivista – Grazie al servizio civile internazionale sono arrivato in Italia, a Tarquinia, e ho cominciato a frequentare la comunità Lgbt di Roma. Poi ho deciso di fare domanda di asilo per ottenere così la protezione internazionale. Quando sono andato a presentare la richiesta alla questura di Viterbo è stata dura, la persona che ha accettato la domanda era un po’ rigida, sembrava imbarazzata per la mia richiesta”.

Dopo un mese Max viene richiamato in questura per un incontro con la commissione territoriale. ”Mi ricordo benissimo quel momento: era domenica, alle dieci di mattina, e ho ricevuto una telefonata in cui mi dicevano di andare a prendere questo foglietto per fare il colloquio. Ero felice, non ci potevo credere, ero preparato ad aspettare molti mesi prima di essere convocato e invece è stato più veloce del previsto”.

Da quel giorno Max ha potuto finalmente tornare a vivere in Italia, partendo proprio dalla Tuscia. La fuga del giovane dalla Russia è stata anche influenzata dal reato di “propaganda omosessuale”, introdotto in Russia nel 2013 e che ha portato all’arresto di una grande fetta della comunità Lgbt e un incremente dell’omofobia. Il 35enne in Italia ha anche trovato un compagno, Giovanni, con il quale convive da circa un anno.

”Ora che sono felice penso spesso a come reagirebbe mia madre – conclude Max -, penso che sarebbe inorridita se scoprisse la verità. Ma credo che prima o poi glielo dirò, anzi potrei farlo quando io e Giovanni decideremo di sposarci”.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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