

VITERBO – Chi pensa che la politica sia un esercizio immobile, una fotografia sbiadita da guardare sempre con la stessa lente, farebbe bene a cambiare mestiere. O, quantomeno, a iniziare a guardare oltre le apparenze. Perché i mesi che verranno, quelli che già si profilano all’orizzonte, non saranno mesi qualunque. Saranno quelli del cambio di passo. E, in molti casi, anche del cambio di pelle.
Prendete Forza Italia. C’è un movimento tellurico, profondo ma costante, che si muove sotto la superficie. C’è, a ben guardare, una nuova Forza Italia – in gran parte ancora da venire, sia chiaro – che sta crescendo dentro la vecchia Forza Italia. Un processo visibile già in filigrana per chi ha gli occhi disposti a vedere. Davvero non vi siete accorti di niente scrutando con attenzione i nomi inseriti nella lista azzurro-civica delle attualissime provinciali? E davvero non vi sono arrivate all’orecchio le voci di certi mal di pancia, di quei sussurri di corridoio che raccontano di equilibri che cambiano?
La verità è molto più pragmatica di quanto si voglia far credere nei comunicati ufficiali. Gli azzurri devono rispondere a un diktat preciso che arriva direttamente dalla “casa madre”. Se qualcuno avesse dubbi su dove si trovi questa stanza dei bottoni, basta citofonare al campanello “eredi Berlusconi”. L’ordine è uno solo, tassativo: crescere, crescere, crescere.
E per farlo, la strategia sta cambiando radicalmente, seguendo un vento nazionale che soffia forte. Vi siete accorti, per dire, che a Reggio Calabria il sindaco che ha rotto l’egemonia storica del centrosinistra aveva accanto a sé uomini e donne di Carlo Calenda? Non proprio la figura del sovranista accanito, converrete. Beh, l’evidenza è sotto gli occhi di tutti: il sovranismo, inteso nella sua accezione più dura e pura, non piace più come una volta. Il vento sta girando.
Ed è un vento che pulsa anche nella nostra provincia. È successo a Civita Castellana, per prendere dal cassetto una foto di casa nostra, una dinamica tutta locale ma incredibilmente esplicativa. Qui le urne hanno tratteggiato uno scenario inedito, un ballottaggio tra il Partito Democratico e Forza Italia. Già, Forza Italia, capace di rimettersi al centro del ring. E sempre a Civita la rottura con i “Fratelli sovranisti”, quelli di stretta stirpe giampieriana, è stata clamorosa, netta, senza possibilità di appello.
Torniamo allora al mantra della casa madre: “crescere, crescere, crescere”. Ma come si cresce oggi? La Forza Italia che verrà non è più – e non può più essere – quella dei tempi d’oro in cui il “signor nessuno” di turno si imbarcava sul barcone azzurro e, facendo semplicemente bottino di voti che in realtà appartenevano a un tal signor Silvio Berlusconi, conquistava tutte le poltrone possibili. Quei tempi sono finiti.
La Forza Italia di questo anno domini che ci separa dalla vera polveriera elettorale del 2027 dovrà essere un’altra cosa. Dovrà essere la Forza Italia dei “signor qualcuno”. Persone che i voti ce li hanno già in tasca, radicati sul territorio, e che sono pronte a metterli a somma all’interno di un partito da riportare al centro – in tutti i sensi, geometrico e politico – del panorama italiano.
Per fare un’operazione del genere serve gente di sana e robusta costituzione elettorale. Gente che sposta le preferenze, che riempie le urne. Ed è esattamente in quest’ottica di realpolitik che, forse, va letto quel gesto da perfetto gentleman di Alessandro Romoli. Quell’operazione a Palazzo Gentili dove il presidente “apparecchia” la sedia a Chiara Frontini – o meglio, per essere precisi, “ai frontiniani”. Non un semplice accordo di gestione, ma il disegno di una nuova geografia politica. Il cambio di pelle è iniziato. Resta da vedere chi saprà stare al passo.

















