
Un videogioco per smartphone e una carrellata di Festival e iniziative. Ecco il dossier per la Capitale dalla cultura di Viterbo, Chiusi e Orvieto. I tre comuni del distretto turistico dell’Etruria meridionale hanno reso pubblico il documento presentato come candidatura per diventare Capitale della cultura 2018. Capitale diffusa, per esattezza. Il tappeto sul quale si muove tutta la macchina è il terreno comune delle tre città dell’origine etrusca. Una popolazione “quasi provocatoria agli occhi di greci e romani” per la “curiosità verso l’altro”, per la mancanza di forme di discriminazione, per la parità di genere, la civiltà del paesaggio: le loro città “non lo stravolgono, lo valorizzano”. “Vogliamo puntare – è scritto sul dossier – sull’Italia dei popoli nobili come gli Etruschi, quella della cultura diffusa, quella dove straniero non è necessariamente diverso”. Le chiavi del progetto, dei tre comuni già uniti da Experience Etruria, sono quelle dell’inclusione sociale, con una apertura ai contenuti generati dagli utenti e con le iniziative per “abituare i giovani al consumo culturale”, “l’innovazione tecnologica, comunicativa e produttiva”, “l’intercultura e l’emancipazione di genere” e la sostenibilità economica e ambientale.
Il programma è costruito da iniziative già esistenti e quelle che nascerebbero ad hoc. Tra queste c’è “La leggenda etrusca”: un gioco per smartphone al quale “affidare il ruolo di ambasciatori del mondo etrusco al di fuori dell’Etruria”. Una iniziativa, secondo i Comuni, che avrebbe un pubblico potenziale vastissimo. Oltre al videogioco, c’è il Capodanno etrusco, da festeggiare ogni 21 marzo in tutti i Comuni con navette che collegano i territori per rendere fruibile un programma di eventi per tutti; l’Autunno etrusco con le degustazioni dell’olio dell’Etruria, la Notte dei musei e i misteri degli Etruschi; il progetto di Archeologia tattile per non vedenti; una produzione teatrale ad hoc intitolata “Cinque donne, cinque storie. Le etrusche si raccontano”; La Giornata del rifugiato e rassegne di teatro laico. Da realizzarsi tutto sotto l’hashtag #MyCapital2018.
Per rispondere al requisito della sostenibilità economica, il programma delle iniziative include in festival e rassegne già organizzate nei Comuni coinvolti che sono inseriti in un cartellone condiviso. Il costo totale, tra le iniziative congiunte e quelle già esistenti, è di 3,7 milioni di euro, di cui 2 milioni di fondi privati. Nella ripartizione Viterbo risulta spendere già, con le iniziative già in essere, 1,7 milioni di euro (incluso 1 milione di fondi pubblici). Le risorse aggiuntive per il distretto sarebbero infine “appena” 600mila euro.
Questa è dunque la ricetta con la quale Viterbo, Chiusi e Orvieto vogliono allargare la propria offerta culturale, rafforzare la coesione sociale e combattere contro il digital divide. Il testimonial dell’iniziativa sarà Vittorio Sgarbi, che potrà essere anche il direttore artistico di nuovi eventi, mentre Don Antonio Mazzi, come già anticipato da La Fune, sarà il “garante dell’offerta per l’inclusione sociale”.


















