


PALAZZO DEI PRIORI – Certe estati viterbesi sembrano studiate a tavolino per farci dimenticare tutto il resto, come se la vita vera iniziasse e finisse nell’arco di poche settimane. Prima c’è l’apoteosi collettiva del tre settembre: quel battito d’ali sospeso nel vuoto, la magia del “sollevate e fermi”, i flash delle macchine fotografiche, l’emozione vera, viscerale, che ti stringe lo stomaco quando Dies Natalis sfiora il cielo e le lacrime scendono senza permesso. Poi, il tempo di posare la Macchina sulle pietre fredde di largo Facchini di Santa Rosa, concedersi un giorno di tregua per la fiera, e l’incantesimo svanisce di colpo. Resta solo l’asfalto arroventato, la voglia di scappare a piantare l’ombrellone sulla costa prima che l’autunno chiuda i battenti, e l’inevitabile risveglio dal torpore: la città, piaccia o no, è già entrata in clima di campagna elettorale permanente.
E allora la domanda che serpeggia tra un caffè e l’altro, sussurrata nei vicoli e discussa nei salotti buoni della politica, è di quelle che fanno tremare i polsi: Chiara Frontini sarà la candidata di un centrodestra compatto e contento?
Mettiamoci comodi, perché la risposta la dà quasi il Vangelo: è più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago.
In questi giorni di fine estate, del resto, i segnali sono stati tutt’altro che criptici. Tanto la linea d’onda di Luigi Buzzi, riferimento comunale di Fratelli d’Italia, quanto le uscite in stile cloud leghista di Andrea Micci hanno tuonato chiare come un temporale d’agosto: “Chiara Frontini nunca mas”. Tradotto dal politichese spicciolo: con l’attuale sindaca civica non c’è trippa per gatti. L’asse dei partiti tradizionali, a quanto pare, ha deciso di prendere una direzione ben precisa, voltando le spalle a ogni tentazione centrista o civica. Con buona pace del buon Alessandro Romoli, il surfista della prima ora che in una maggioranza larga ci avrebbe nuotato volentieri. La politica “extralocal” ha dettato la linea: FdI e Lega vogliono correre da soli, compatti, stringendo il cerchio attorno a un candidato forte, rigorosamente figlio dei partiti classici.
C’è un profilo in particolare le cui azioni stanno salendo giorno dopo giorno, tra un incontro riservato e un confronto al vertice. L’obiettivo dichiarato? Un’utopia che profuma di rivincita: vincere al primo turno o, quantomeno, blindare il ballottaggio per fare in modo che lei, la Chiara, resti fuori dai giochi decisivi.
Ma in questa partita a scacchi giocata sotto l’ombrellone, c’è un convitato di pietra a cui nessuno sta prestando la giusta attenzione, e che invece rischia di sparigliare le carte in tavola. Si chiama Partito Democratico. E mentre il centrodestra affila i coltelli e i civici contano i propri pezzi, la vera mossa del cavallo potrebbe arrivare proprio da lì. Prepariamoci: l’inverno politico della Tuscia si preannuncia caldissimo.
















