
Correva l’anno 2012 quando a Viterbo andava in scena “il funerale della cultura”. Evento organizzato dal comitato ‘Cinema Trieste Aperto – Spazi alla Cultura’ e a cui aderirono tantissime associazioni culturali del capoluogo della Tuscia e moltissimi cittadini.
Una vera e propria fiumana di persone che attraverso in maniera pacifica e colorata il centro storico. Una manifestazione pensata per evidenziare l’assenza in città di spazi permanenti per la cultura e un vero colpo al cuore dell’amministrazione Marini, che di lì a un anno capitolò nelle elezioni comunali del maggio 2013.
A distanza di tre anni però è bene riportare l’attenzione su quel sabato 21 aprile. Un’azione forte della società civile, scaturita dalla chiusura del cinema Trieste. Un cinema in realtà di proprietà della Curia, ma che divenne la pietra dello scandalo da cui far partire quella che sembrava essere una vera e propria battaglia di dignità da parte degli operatori della cultura.
A distanza di tanto tempo invece quella marcia assume un altro sapore, soprattutto perché dopo non accadde un bel nulla e oggi, nonostante la situazione sia notevolmente peggiorata, il silenzio sul tema è davvero assordante e quasi surreale.
La nuova amministrazione comunale infatti non ha agito diversamente dalla precedente, anzi. Il settore Cultura è sicuramente uno dei più sgangherati. In questi tre anni abbiamo assistito a scene incredibili con associazioni che hanno fatto eventi concordati con il Comune di Viterbo e mai liquidati sul piano economico, oppure liquidati per cifre notevolmente inferiori rispetto a quelle annunciate.
Ma c’è di peggio. I tradizionali bandi annuali sembrano diventati una roba da WWF, in via d’estinzione e anche il dialogo tra associazioni e Palazzo de Priori è notevolmente peggiorato. Tutto questo nel silenzio generale, che sa tanto di ipocrisia.
Cosa fu quindi realmente “il funerale della cultura”? Legittimo chiederselo. Fu un’azione politica contro l’amministrazione di centrodestra guidata da Giulio Marini? Cosa è accaduto dopo? Perché tutte le associazioni che all’epoca alzarono la voce oggi, davanti a una situazione ancora peggiore, non muovono un dito? Anzi sembrano essere scomparse?
Gli spazi per la cultura in città di fatti non sono aumentati. Il sostegno alle associazioni culturali non è migliorato. Rispetto alla precedente amministrazione è sorto un problema in più: l’ingresso in maggioranza di una forza politica vicina, tanto vicina, a uno dei principali eventi culturali della città ha posto in essere anche l’ombra di un presunto conflitto d’interessi.
In tanti all’interno delle associazioni culturali cullano il pensiero insano di dare vita a una forza politica per entrare nel palazzo e quindi tutelarsi sul piano del sostegno pubblico.
I cinema sono sempre chiusi. Non ha riaperto il Trieste ma neanche il Genio, anche se lì degli imprenditori sembravano intenzionati a portare a casa il risultato. Ancora chiuso il Teatro Unione, nonostante i proclami del sindaco Michelini.
Ma la situazione peggiore riguarda la consulta della Cultura. Un qualcosa da sempre richiesto dalle associazioni culturali che oggi tacciono e che l’attuale amministrazione ha dimostrato a più riprese di non gradire affatto, trincerandosi dietro lo slogan: “è la politica che decide”.
Stesso discorso per i bandi, sempre più rari e radi, perché la filosofia attuale è “il Comune non è un bancomat”. Guardando da oggi, con il senno di poi, “il funerale della cultura” c’è da rimanere a bocca aperta. Cosa è successo alle associazioni culturali? Viene in mente Tacito: “fecero il deserto e lo chiamarono pace”.
Sì perché o quel mondo è morto, sotto il peso dell’assenza di bandi e la difficoltà di avere risposte dall’amministrazione comunale, oppure quel mondo è ipocrita. Terribilmente ipocrita. A ognuno la sua riflessione. In ogni caso il dato oggettivo è che siamo passati nel giro di tre anni dal “funerale della cultura” al “funerale delle associazioni culturali”.


















