
880mila euro del fondo di riserva sarebbero partiti dalle casse dell’Unitus per arrivare in quelle della Crui. Al vertice delle due strutture, un uomo solo, Marco Mancini. Su Il Fatto Quotidiano del 24 gennaio scorso fa la notizia che coinvolge l’ex rettore dell’Ateneo viterbese. I soldi sarebbero stati recapitati in seguito a due convenzioni stipulate tra gli enti per “promuovere il consolidamento e lo sviluppo dell’ateneo nelle aree strategiche dell’assicurazione della qualità” e per “consolidamento e allo sviluppo dell’Università della Tuscia nell’area strategica della ricerca a livello internazionale”.
Questo l’estratto dell’articolo di Carlo Foggia su Il Fatto Quotidiano del 24 gennaio 2014 che parla degli 880mila euro
Il Fatto Quotidiano del 24 gennaio 2014
Forse in imbarazzo per la sovrapposizione di incarichi, il rettore dell’Università degli studi della Tuscia, Marco Mancini, classe 1957, incaricò il suo Pro-Rettore di firmare due convenzioni tra l’ateneo laziale e la Fondazione della Conferenza dei Rettori (Crui): presieduta sempre da lui, Mancini. La storia degli accordi che nel 2013 hanno portato 880 mila euro dalla piccola università di Viterbo nelle casse della Fondazione – che per statuto è presieduta dal presidente della Crui, cioè sempre da Mancini – è curiosa. Non solo per i tre ruoli di responsabilità ricoperti in contemporanea, ma anche per i tempi, le motivazioni e i risultati prodotti, che a tutt’oggi non è dato conoscere nel dettaglio. Sullo sfondo, le bizzarrie che negli anni hanno caratterizzato l’ateneo, con assunzioni contestate e sospetti di iscrizioni gonfiate.
La prima convenzione viene approvata dal cda il 5 aprile 2013. Alla fondazione – un ente di diritto privato che opera a supporto della Crui – vengono dati 480 mila euro allo scopo di “promuovere il consolidamento e lo sviluppo dell’ateneo nelle aree strategiche dell’assicurazione della qualità”. Nel verbale si specifica che la stessa è stata in realtà sottoscritta ad ottobre 2012 e scade il 30 aprile 2013. In pratica quando il documento arriva nel cda, le attività si sarebbero già svolte e lo stanziamento avviene giusto tre settimane prima della scadenza. Anche la seconda convenzione scade nel 2013, e anche in questo caso lo stanziamento è ingente: 400 mila euro.
La Fondazione, di cui l’allora rettore Mancini era presidente, si impegna al “consolidamento e allo sviluppo dell’Università della Tuscia nell’area strategica della ricerca a livello internazionale”. Pochi giorni dopo il decreto che stanzia i soldi, Mancini, dopo quasi 14 anni alla guida dell’ateneo, viene chiamato al ministero dell’Istruzione a dirigere il potente dipartimento per l’Università e la ricerca. Quando firma la seconda convenzione, Mancini è già stato nominato da tre settimane al ministero. Da gennaio è anche in aspettativa come ordinario alla Sapienza di Roma. Chi lo conosce bene giura che la sua aspirazione è sostituire l’attuale rettore Luigi Frati. Di quegli 880 mila euro, non si parla più.
Quali progetti ed attività sono stati finanziati? Contattata dal Fatto, la Fondazione Crui non entra nel dettaglio, ribadisce testualmente gli obiettivi di “qualità” e “ricerca” già contenuti negli accordi e aggiunge: “Nell’insieme si tratta del lavoro di un triennio che, in considerazione della complessità della materia, potrebbe necessitare di un quarto anno per essere completato”. Eppure nei verbali è specificato che le attività dovevano essere completate entro il 2013, e i risultati andavano comunicati all’Università della Tuscia. I soldi sono stati erogati facendo ricorso al Fondo di riserva, in teoria riservato alle spese impreviste. Sul secondo accordo ha puntato l’attenzione il consiglio dei revisori, che è stato messo al corrente a cose già fatte, senza che venisse richiesto un parere preventivo. Durante tutta la giornata di ieri il Fatto ha provato a contattare Mancini: ma il suo telefonino squillava a vuoto.
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