Dal 1961 a oggi: la temperatura della Tuscia è aumentata fino a 2,6 gradi. Ecco i numeri
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Gli scienziati, quelli veri, lo dicono chiaramente: piantatela di cercare il picco, l’ondata di calore di un pomeriggio di luglio che fa notizia sui giornali. Qui il fenomeno è un altro, ed è infinitamente più pericoloso. Si tratta di uno spostamento strutturale della media. Non è più l'eccezione, è la regola. È il nuovo modo di vivere della Tuscia.

VITERBO – Chi ancora rinnega il cambiamento climatico è un pazzo criminale. Non c’è altro modo per definire chi, davanti all’evidenza dei fatti, sceglie di indossare il paraocchi dell’ignoranza o dell’interesse di parte. Perché qui non stiamo parlando di allarmismo estivo, di una domenica particolarmente afosa o della stramberia di una stagione. Stiamo parlando di una mutazione genetica del nostro territorio.

I dati sono impietosi, freddi come il ghiaccio che purtroppo non c’è più, e arrivano dal programma Copernicus dell’Unione Europea. Pubblicati da Il Post, descrivono una provincia di Viterbo che sta letteralmente bruciando. Nei sessanta comuni della Tuscia, le temperature medie di questo 2026 sono più alte, rispetto al trentennio 1961-1990, di un valore che oscilla tra i 2,2 e i 2,6 gradi.

Non sono decimali. È un abisso.

Prendiamo il capoluogo. Viterbo si è risvegliata in un’altra fascia climatica. Tra gennaio e giugno abbiamo registrato un aumento medio di 2,57 gradi. Provate a pensarci: a gennaio la nostra città è passata da una media storica di 4,6 gradi a 6,6. A giugno, il termometro è schizzato da una media di 19 gradi a 21,9. È un salto che stravolge l’ecosistema, l’agricoltura, le nostre abitudini, il bilancio energetico e, in definitiva, la nostra salute.

Gli scienziati, quelli veri, lo dicono chiaramente: piantatela di cercare il picco, l’ondata di calore di un pomeriggio di luglio che fa notizia sui giornali. Qui il fenomeno è un altro, ed è infinitamente più pericoloso. Si tratta di uno spostamento strutturale della media. Non è più l’eccezione, è la regola. È il nuovo modo di vivere della Tuscia.

Ignorare questi numeri significa condannare le generazioni future a un territorio irriconoscibile, arido, ostile. Significa continuare a recitare la parte dei complici di un disastro annunciato. La politica, quella locale e quella che conta, dovrebbe smetterla di guardare ai sondaggi e iniziare a guardare i termometri. Perché quando la natura decide di presentare il conto, non accetta dilazioni di pagamento, né tantomeno tollera chi ancora gioca a nascondersi dietro il negazionismo.

La Tuscia ha la febbre. E non è una febbre passeggera.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Per quindici anni la madre del grande Napoleone fu sepolta nella chiesa delle Monache Passioniste a Tarquinia.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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