Dad, Paolo Crepet: «Esperimento di massa fallito, crea insicurezza»
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VITERBO - Lo psicoterapeuta boccia la didattica a distanza: “La scuola è palcoscenico sociale unico”.

VITERBO – In una intervista rilasciata al giornale www.lasicilia.it Paolo Crepet boccia la dad, paragonandola ai “rifugi antiaerei durante la guerra”, ossia uno strumento emergenziale di breve durata.

Lo psicoterapeuta afferma: “Il fatto è che inizialmente la Dad è stata osannata perché per molti sembrava aver risolto la situazione e ciò creava consensi ai politici, ma poi qualcuno avrà fatto notare che difendendo ancora la Dad i consensi sarebbero andati persi, così il discorso è cambiato. Dopo la prima ondata si sarebbe dovuto immediatamente lavorare con una task force del Ministero per permettere a tutti gli studenti di ogni ordine e grado di rientrare in classe in presenza”.

Crepet si sofferma su ciò che non ha funzionato: “In Italia il supporto tecnologico è ad oggi molto scarso e questo crea differenze sociali fra gli alunni, il digitale divide è in atto quindi la Dad non fa raggiungere a tutti gli studenti gli stessi risultati e ciò aumenta quella dispersione scolastica che già poneva il nostro paese in coda fra quelli europei”.

Secondo Crepet le conseguenze di un prolungamento della dad potrebbero essere gravi: “E’ chiaro che se gli strumenti tecnologici non funzionano bene, a livello cognitivo l’educazione viene meno. Le scuole medie inferiori sono fondamentali per la formazione dei giovani studenti, quindi la Dad di questi mesi ha creato un gap formativo e quelli che andranno in seconda media è come se non avessero fatto la prima, dunque pensiamo a quelli che andranno alle medie superiori, faranno una fatica enorme e ovviamente la qualità dell’insegnamento calerà perché i docenti si dovranno adeguare e cosa accadrà all’università?”.

Infine Crepet si lancia in una proiezione di quello che sarà il contesto didattico nella terza fase, ossia quella post vaccino: “Penso alla terza fase come a un momento molto bello per l’Italia, sarà un nuovo rinascimento dopo questi secoli bui e accadrà una cosa meravigliosa che si chiama noia e poi avverrà un altro miracolo che si chiama nausea e la formula noia + nausea dà vita al cambiamento. Mi spiace per il signor Mark Zuckerberg e per quelli che come lui hanno guadagnato tanto con la tecnologia, loro conoscono i social, ma non conoscono l’uomo”.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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