Da Tuscania al Cile per aiutare gli abbandonati e gli indifesi
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Ieri Tuscania ha ricordato il suo concittadino Padre Alceste Piergiovanni che per 47 anni è stato in missione nel paese del Sud America

Una vita dedicata all’aiuto degli indifesi quella di Padre Alceste Piergiovanni, illustre figlio di Tuscania, che per 47 anni è stato missionario in Cile. Gran parte della sua vita spesa fuori dalla sua terra madre, con il solo scopo di poter dare a una mano a tutti quelli nati in situazioni avverse. Al centro della sua missione ci sono sempre stati gli indifesi e gli abbandonati e, più di tutti, quelli che rappresentano il futuro: i bambini.

La storia in Cile di Padre Alceste Piergiovanni parte nel 1956, quando intraprende una serie di attività volte a migliorare le condizioni di vita dei bambini cileni abbandonati. Appena un decennio più tardi, nel 1970, ecco crescere le opere grazie alla fondazione di alcuni centri di accoglienza per gli orfani e i bambini in stato di difficoltà temporanea. Nel 1973 riesce nel tentativo di far adottare un bambino cileno a una famiglia italiana, aprendo così la strada a una prima soluzione del problema degli orfani di quel paese. Dopo quella data e grazie alla sua opera, oltre mille e 200 bambini del Cile sono stati adottati in Italia.

Padre Alceste  si spegne alle soglie del nuovo millennio, ma la sua lotta e il suo lavoro non vengo smarriti. Grazie ad essi, infatti, nel 2003 alcune persone vicino al parroco originario di Tuscania decidono di fondare la Pro Icyc, un’associazione che oltre a salvaguardare l’esperienza e il lavoro di Padre Alceste, continua la sua opera di aiuto dei bambini abbandonati del Cile, soprattutto attraverso la facilitazione delle adozioni verso il nostro paese.

Ieri la stessa associazione e il Comune di Tuscania hanno deciso di ricordare Padre Alceste e il suo lavoro attraverso l’iniziativa “Mille storie d’amore”. Una manifestazione che si è svolta al teatro Rivellino e che ha visto protagonisti proprio i bambini. I ragazzi della scuola media di Tuscania, infatti, hanno avuto l’onore di ricordare Padre Alceste e la sua vita. Benché le nuove generazioni non lo abbiano mai conosciuto, infatti, il ricordo dell’amore del parroco è rimasto vivo nella popolazione, che lo ha trasmesso ai suoi figli.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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