
VITERBO – Alessandro Maurizi è il direttore di Ombre Festival, una delle realtà più significative nel panorama culturale viterbese. Quest’anno Ombre ha regalato alla città di Viterbo un’edizione davvero significativa, che ha portato in centro tantissime persone e ha fatto parlare molto. Siamo andati a intervistarlo per raccogliere il suo punto di vista, da organizzatore di un festival importante, sulla situazione nel capoluogo.
Raccontaci la tua attività sul territorio nel campo culturale
“Sono un poliziotto che ama il suo lavoro, uno scrittore e il presidente dell’Associazione delle Ombre. Il nostro sodalizio da più di dodici anni organizza eventi culturali a Viterbo, ed è l’organizzatore di Ombre Festival che quest’anno si è svolto sia a Viterbo sia a Bagnoregio. Più semplicemente, però, sono un uomo che si inventa e crea il tutto per valorizzare il territorio in cui vive investendo il proprio tempo libero sulla cultura per farne un valore identitario”.
Cosa pensi delle politiche culturali portate avanti su Viterbo negli ultimi dieci anni?
“Credo che amministrare una città sia difficile e che si possa facilmente incorrere in errori ma proprio da questi bisogna ripartire. È indubbio però che il nostro territorio è culturalmente vivace e pronto per guardare al futuro con fiducia. Per la mia attività di scrittore mi capita spesso di confrontarmi con altre realtà sparse sul territorio nazionale e mi viene a dire che se Atene piange Sparta non ride”.
Come sta lavorando l’amministrazione Frontini?
“La sindaca Frontini e la sua amministrazione stanno mantenendo un buon grado di efficienza nell’erogazione dei servizi, ma sarebbe più giusto fare un bilancio alla fine del mandato evitando polemiche sterili che non portano niente di buono alla città. Dal punto di vista culturale posso dire che in tanti anni non ho mai riscontrato un tale fermento. Con quest’amministrazione è diventato rilevante il concetto di come
la cultura sia una risorsa formidabile per promuovere lo sviluppo economico del nostro territorio”.
Di cosa ci sarebbe bisogno?
“Di un territorio capace di farsi conoscere e apprezzare a livello nazionale e internazionale com’è accaduto a Civita di Bagnoregio. Perdonami se non parlo solo di Viterbo ma mi riesce difficile immaginare la nostra città svincolata dalla provincia. Il sogno è che la “Tuscia” con capofila Viterbo diventi un brand conosciuto in tutto il mondo ma per riuscire nel “grande salto” l’unica via è quella di investire sulla cultura”.
Come vedi la tua attività nei prossimi cinque anni?
“Nei prossimi cinque anni mi vedo ancora intento a dare una mano per raggiungere questo sogno, in progetti sempre più grandi e condivisi”.
Come vedi Viterbo nei prossimi cinque anni?
“Se saremo attenti e determinati non mi sorprenderà vedere la nostra città su un palcoscenico più ampio. Viterbo è ricca di storia e cultura, deve solo prendere consapevolezza del suo immenso patrimonio”.


















