Cultura, Italo Leali: "Serve piangere per essere considerati?"
Italo Leali
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Messaggio a tutti i festival della Tuscia: "Evitate di fare il passo più lungo della gamba". Domanda per tutti i giornali: "Perché date spazio a eventi anche piccoli e non date spazio a grandi artisti che vengono nel nostro territorio?". La lettera di Italo Leali.

Italo Leali, direttore artistico del Tuscia in Jazz, interviene nel dibattito pubblico sugli eventi culturali nella Tuscia. Vi proponiamo integralmente la lettera che ci ha inviato.

“Da giorni leggo sui giornali le lamentele degli organizzatori d’importanti eventi del Viterbese sulla mancanza di fondi per la realizzazione delle stesse. Leggo di appelli per trovare finanziatori o sponsor, minacce di chiusura degli eventi e la stampa che dà un grande spazio a queste notizie.

Bene volevamo solo informare la cittadinanza, quella interessata, che il Tuscia in Jazz non rischia di chiudere, che si sta tenendo adesso e che si terrà anche negli anni a venire. Non vogliamo soldi da nessuno, ci basterebbe ricevere quelli del 2014 da alcuni enti, e se proprio qualcuno è interessato ad aiutarci basta che compri il biglietto per uno dei concerti a pagamento o a quelli gratuiti, che sono tanti, potete se volete acquistare uno dei nostri dischi. Ovviamente anche noi come tutti gli altri soffriamo i morsi della crisi che attanaglia questo settore, ma in questi due anni siamo riusciti con tagli e accorgimenti a fare in modo che il Tuscia in Jazz, che è il più vecchio degli eventi maggiori della provincia, possa continuare a esistere e camminare con le sue gambe.

Il segreto? Semplice il Tuscia in Jazz non ha dipendenti, non ha una sede fissa e appena 2000 euro all’anno di spese di rappresentanza. Al Tuscia in Jazz abbiamo uno staff di altissimo livello e ognuno è pagato per il lavoro che svolge per il festival. I nostri volontari sono pagati, hanno il pasto e la maglietta gliela regaliamo. Nonostante la crisi quest’anno poi siamo riusciti a mettere in piedi un programma di altissimo spessore, forse uno dei più belli della nostra storia, e in cartellone possiamo vantare 3 vincitori di Grammy Award (l’oscar della musica) e i maggiori nomi del panorama internazionale.

Grazie agli oltre 300 allievi che ogni anno partecipano ai nostri corsi da tutto il mondo, riusciamo, senza elemosinare ma offrendo qualità, a trovare quelle risorse che permettono al nostro evento da 14 anni di esistere e crescere costantemente. Che cosa vogliamo allora? Semplice vedere che un evento che coinvolge un Grammy Award come ad esempio, Peter Erskine (batterista dei Water Report) abbia quella giusta attenzione che un nome del genere merita. Sinceramente vedere piccoli gruppi sconosciuti, senza togliere nulla ai musicisti ricordo che noi ne formiamo centinaia l’anno, avere prime pagine di giornali web e eventi come Peter Erskine, Jacque Morelenbaum o Robert Glasper ignorati o relegati in un angolini ci lascia sgomenti.

E la nostra domanda è: che cosa è veramente la cultura nella nostra provincia? Perché invece di dare notizia di eventi che tutta Italia ci invidia dobbiamo parlare e mettere in evidenza lamentele di chi non riesce a programmare il suo evento in base alle possibilità o dare più risalto ad eventi di livello locale che fuori zona nessuno considera? Dobbiamo anche noi lamentarci da mattina a sera, chiedere fondi con minacce di smettere o chiamare amici di amici per avere quella visibilità che in Italia tutti ci danno?

Basta solo pensare che il ministro Franceschini, quello che ha bocciato il progetto Viterbo Città di Cultura, in conferenza stampa il 3 giugno sulla Adn Kronos per la presentazione dei grandi festival jazz italiani citava tra le quattro eccellenze: Umbria Jazz (Perugia), Luglio Suona Bene (Roma), Bari in Jazz (Bari) e stranamente Tuscia in Jazz (Viterbo). Nella vita ho la fortuna di dirigere anche un altro grande festival, il più longevo d’Italia, quello della Spezia dove la storia è completamente diversa. Giornali che ci danno intere pagine, anche per artisti “minori” rispetto al programma del Tuscia in Jazz 2015, i sindaci dei comuni interessati ci inseriscono nelle commissioni per lo spettacolo e tutti spingono affinché tutto funzioni e tutto abbia la giusta visibilità.

Sinceramente non avrei voluto mai scrivere queste cose ma se per ricordare a qualcuno che esistono altri modi per fare cultura e che in questi giorni oltre 500 musicisti invaderanno la Tuscia bisogna lamentarsi allora lo faccio volentieri, perché so di farlo prima di tutto per il mio splendido territorio poi per quei grandi nomi della musica che fino al 2 agosto saranno a Bagnoregio e Castiglione in Teverina ed infine per quei giovani che provengono da tutto il mondo per partecipare ai nostri corsi facendo registrare oltre 4000 pernotti all’anno nel viterbese. Se questo non bastasse per attirare l’attenzione siamo a disposizione per inventarci qualcosa di nuovo per lamentarci. Volevo chiudere ricordando che il passo non più essere più lungo della gamba e che le soluzioni a volte sono più semplici di quello che si vuole far credere”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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