
“Fuori i numeri!”, questo lo slogan di Italo Leali, direttore del festival Tuscia in Jazz. Lo incontriamo nel giorno d’apertura della manifestazione e “sta a duemila”. Il suo Iphone 5 squilla a ripetizione, tra una domanda e l’altra. E la domanda, appunto, che gli facciamo è di darci un parere sul panorama della cultura viterbese.
“Serve un’operazione verità sui festival viterbesi da cui ripartire – dichiara Leali -. Cominciamo a fare un discorso sulla cultura partendo dai numeri e lasciando da parte le chiacchiere. Lo farò per primo pubblicando il bilancio di questa edizione viterbese, fattura dopo fattura. Pubblicherò anche il numero dei biglietti staccati e questo permetterà di capire veramente il flusso di persone smosso in città e anche i dati degli alberghi, almeno per quello che riguarda le persone che sono venute per partecipare ai nostri appuntamenti formativi”.
Leali è convinto che non si può aprire un dibattito serio sulla cultura cittadina senza un’operazione di piena trasparenza sui festival. E’ convinto anche che l’amministrazione comunale, al di là dei contributi, può fare molto per gli operatori culturali.
“Spesso gli operatori culturali impazziscono dietro alle pratiche burocratiche. Sarebbe il caso di fare come a La Spezia, dove da tre anni dirigo il Festival Internazionale del Jazz, dove hanno fatto nascere l’Istituzione Servizi Culturali. Ogni operatore culturale per qualsiasi pratica – dall’occupazione del suolo pubblico, ai vari permessi per il montaggio e smontaggio degli impianti – si deve relazionare solo con questo ufficio”. Questo il suggerimento, con destinatario Palazzo dei Priori, messo in buca dal direttore di Tuscia in Jazz.


















