Crucianelli: "L'agricoltura biologica valorizza i territori, il bio-distretto li protegge"
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Il nuovo presidente del bio-distretto dell'Amerina Famiano Crucianelli ci racconta il lavoro fatto e quello da fare. Le chiavi per lo sviluppo del territorio sono il biologico, l'ecologia e la tutela ambientale

Dall’agricoltura la spinta per valorizzare le produzioni locali e l’ambiente, promuovere il turismo e creare nuove relazioni sociali: dieci comuni e produttori uniti nel bio-distretto della via Amerina lavorano dal 2011 per una agricoltura sostenibile, ma dietro c’è molto di più. Recentemente è stato rinnovato il direttivo con l’indicazione del nuovo presidente, Famiano Crucianelli, che è affiancato dal nuovo segretario Sandra Gasbarri e dal tesoriere Moraldo Adolini, che il consigliere comunale delegato al turismo di Nepi, uno dei dieci comuni che fanno parte della rete. Li abbiamo incontrati insieme al produttore Andrea Ferrante. “È importante – dice Crucianelli – che dieci comuni abbiano deciso di fare questa scelta e di mettersi insieme contro il particolarismo e contro la frammentazione”. Non solo, il fatto che i produttori non sono più parcellizzati diventa un modo per tutelare l’ambiente dagli abusi. “Il biologico – dice il produttore Andrea Ferrante di Aiab, associazione italiana degli agricoltori biologici – nasce in un progetto di sviluppo del territorio, ed è il territorio che produce autocontrollo. La comunità locale lo sa se qualcuno bara o no”. “Sono i produttori stessi – aggiunge Moraldo Adolini – ad essere i garanti del territorio”. Insomma la rete tra produttori e comuni non ha solo un obiettivo legato all’agricoltura, “ma è – spiega Ferrante – un esempio di innovazione sociale perché nel bio l’innovazione non è solo quella tecnologica, ma soprattutto sociale e organizzativa”. Di fatti l’obiettivo del bio distretto è quello di coinvolgere tutti settori produttivi del territorio nell’attenzione all’ecologia e all’ambiente. Un lavoro che si svolge da anni: “Abbiamo seminato tanto, ora – spiega Crucianelli usando una metafora, non a caso, agricola – è l’ora della raccolta”.

 

Crucinelli ci spieghi meglio.

“Dopo aver fatto crescere l’idea di un’altra economia, per la quale l’ambiente è la stella polare, ora si passa a una fase progettuale e operativa: dobbiamo costruire progetti concreti che guardino al Psr della Regione, al Gal e all’Unione Europea.

 

Qual è il vantaggio?

“L’investimento su ambiente e biologico è a lunga e rapida resa. Durante la crisi economica di questi anni se c’è un settore che ha fatto dei passi in avanti è proprio questo. Ma è tutto l’habitat che deve avere una torsione ambientale. Se tutto è inquinato il biologico e l’agricoltura biologica non ci sono”.

 

E come sta il nostro territorio?

“È relativamente pulito ed è una fortuna. Bisogna frenare l’inquinamento in corso, invertire la rotta e ridargli valore ambientale”.

 

C’è consapevolezza di questo?

“Per fortuna i cittadini iniziano a comprendere il valore del biologico. Iniziano a capire che il bio-distretto non è legato solo al settore agricolo, ma che devono essere in armonia anche gli altri settori. Ad esempio se i rifiuti venissero interrati nelle cave, si inquinerebbero le falde e quindi salterebbe tutto”.

 

A proposito di ciò, come si evitano i problemi come quelli di Graffignano (che non fa parte della rete, ndr), dove da anni c’è un terreno contaminato con attorno delle aziende biologiche?

“Ci sono i centri di controllo, ma soprattutto il meccanismo del bio distretto premia la rete che forma una sorta di scudo e garantisce. È la prima rete di protezione perché se qualcuno sgarra ci rimettono tutti. Quel che è successo a Graffignano poteva succedere anche altrove. Ad esempio a Nepi per evitare che le nocciole inquinino interviene il bio-distretto che lavora sulla sensibilizzazione”.

 

Poi c’è il problema delle cave..

“Ci siamo trovati di fronte alla volontà di un padrone di una cava che attraverso le maglie della legge voleva permette di smaltire inerti ai confini di un produttore ecologico. È in corso una battaglia da anni, difficile, che via via ha coinvolto gli enti locali, la provincia e i cittadini. Alla fine tutti hanno preso atto che non era una soluzione praticabile. È stato possibile grazie alla rete, che ha impedito che qualcuno considerasse solo il proprio guadagno. L’esperienza ci dice che la salvaguardia del territorio passa per la partecipazione dei produttori. I prodotti più sono agganciati al territorio più sono certificati”.

 

I Comuni sono consapevoli di questo valore?

“I comuni sono fondamentali per mettere in moto questo meccanismo e spero siano fondamentali per fare un salto di qualità. Passare dal racconto di un progetto alla sua realizzazione è un passo difficile”.

 

L’arrivo di grandi produttori sul territorio, come la Ferrero, è un problema o una opportunità?

“Se volessero sviluppare in questo territorio un settore biologico ne saremmo grati, se no sarebbe un problema. Purtroppo, ad esempio per la Ferrero, non mi sembra ci siano segnali in questa direzione. Non demonizziamo, ma vorremmo che lavorasse alla valorizzazione di questo territorio. Se si dovesse distruggere il tessuto agricolo locale, non lo accetteremmo perché i medio-piccoli produttori sono fondamentali”.

 

 

 

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