

VITERBO – Il Trasporto della Macchina di Santa Rosa è una manifestazione grandiosa, un’architettura di fede e devozione che ogni 3 settembre muove il cuore di Viterbo. Eppure, lungo i secoli, questa corsa di luce e pietra ha vissuto ore drammatiche, intrecciandosi con imprevisti, rinvii dovuti al meteo o alla politica, modifiche improvvise e fortunate circostanze. Ripercorrere la memoria del Trasporto significa anche riscoprire quando il destino e la fatalità hanno messo a dura prova la forza dei Facchini e l’incolumità del popolo.
Il tragicomico e drammatico 1814
Tra le date più sfortunate si annovera senza dubbio il 1814. La partenza era prevista per il 3 settembre, ma l’assenza del delegato apostolico costrinse al rinvio; il 4 fu la pioggia battente a bloccare tutto. Si arrivò così alla sera del 5 settembre, ma il clima era segnato dalla sventura. Al momento della “mossa” a San Sisto, un comando errato fece cadere all’indietro la mole: la struttura travolse la tettoia che la custodiva e causò la morte di due facchini.
Nonostante il colpo drammatico, la situazione venne ripresa in mano e il cammino cominciò. Ma a metà tragitto, all’altezza di Palazzo Bussi lungo il Corso, i facchini stremati dalla pessima distribuzione dei pesi non riuscirono più a sostenere la mole. Con uno sforzo eroico resistettero in piedi fino allo stremo per consentire alla folla di allontanarsi, prima del crollo definitivo. Nel disastro persero la vita alcuni “cavalieri di Rosa” e molti altri rimasero gravemente feriti. Quel trasporto tormentato passò alla storia anche per un dettaglio surreale: per la serata venne innalzato un aerostato e illuminata la torre del Palazzo Comunale.
Il “trasporto nero” del 1801 e il panico a Fontana Grande
Pochi anni prima, il 3 settembre 1801, si consumò la tragedia più grave della storia del Trasporto, scatenata non da un cedimento strutturale ma dalla follia della folla. All’altezza di piazza Fontana Grande, una donna di Grotte Santo Stefano subì uno scippo e cominciò a urlare. La calca, non comprendendo cosa stesse accadendo, entrò nel panico: si innescò un fuggi fuggi generale che travolse la processione.
Il bilancio fu tragico: 33 vittime travolte e calpestate. I Facchini, con encomiabile presenza di spirito, si arrestarono mantenendo la Macchina bilanciata sulle spalle per oltre mezz’ora all’altezza di Palazzo Fani, attendendo che il Corso venisse liberato. Ripreso il cammino, la struttura già danneggiata prese fuoco in piazza delle Erbe e fu abbandonata alle fiamme. Fu proprio a causa di questa tragedia che le autorità decisero di scindere il Corteo Storico dal Trasporto, anticipandolo al giorno prima.
Le cadute del Settecento e dell’Ottocento
I registri storici riportano diversi altri incidenti che hanno messo alla prova la tenuta delle strutture e la resistenza degli uomini:
1758: La Macchina cadde rovinosamente subito dopo la “mossa”, ma venne risollevata e riprese il cammino.
1776: Un nuovo crollo si verificò al passaggio in piazza del Plebiscito.
1790: Ancora un crollo alla “mossa”; i danni riportati dall’impalcatura furono così gravi da impedire la prosecuzione del trasporto.
1820: La Macchina ideata da Angelo Papini cadde all’altezza della chiesa di Sant’Egidio, lungo il Corso, provocando la morte di un facchino.
1877: Un impatto contro la grondaia nel tratto tra la chiesa del Suffragio e Sant’Egidio provocò la caduta di sporgenze sulla via.
1899: Alla “mossa” si staccò il cupolino, ripristinato alla meno peggio prima di ripartire. Arrivati in piazza del Comune, un focolare rese incandescenti i capelli della statua della Santa, che prese fuoco; la mole continuò comunque la sua corsa fino al Santuario.
Il blocco di “Volo d’Angeli” nel 1967
In tempi più recenti, la memoria corre al 3 settembre 1967. La celebre Macchina Volo d’Angeli, progettata da Giuseppe Zucchi, visse un esordio drammatico. Nel tratto di via Cavour, i Facchini rilevarono che la struttura tendeva ad avvitarsi su se stessa a causa dell’eliminazione delle travi alla base decisa dal costruttore.
La corsa rallentò, la Macchina sbandò sulla destra e colpì con violenza la grondaia di Palazzo Gentili. Impossibilitati a proseguire, i Facchini posarono la mole sui sostegni: la struttura venne puntellata, ancorata e infine smontata sul posto. Nonostante quell’inizio traumatico, Volo d’Angeli venne portata in trionfo per dodici anni consecutivi (fino al 1978), entrando di diritto nella leggenda della città.

















