Crollato il tetto di Santa Maria della Cella, a pochi metri dalla loggia di Palazzo Papale
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VITERBO - Crollato il tetto di Santa Maria della Cella. Decenni di abbandono e di incuria hanno avuto il sopravvento su un edificio costruito sul finire dell'VIII secolo dopo Cristo. 

VITERBO – Crollato il tetto di Santa Maria della Cella. Decenni di abbandono e di incuria hanno avuto il sopravvento su un edificio costruito sul finire dell’VIII secolo dopo Cristo. 

A portare all’attenzione dell’opinione pubblica il fatto la pagina Facebook Viterbo Centro Storico Chiuso (da cui è stata presa l’immagine). Il tetto venuto giù è quello del complesso a ridosso del campanile in stile longobardo. Nella struttura che ospitava, in epoca contemporanea, le cucine del vecchio Ospedale degli Infermi, era stato realizzato in antichità un cimitero longobardo a ridosso della chiesa. 

Il fatto grave è che il crollo si è verificato su un bene che si trova a poche decine di metri dalla loggia di Palazzo Papale, il luogo  del primo conclave della storia della Chiesa. Tutto il complesso, di proprietà della Asl di Viterbo, sarà destinato da un complesso e importante lavoro di recupero e riqualificazione per diventare un borgo della cultura. 

Intanto però il crollo, simbolo di anni davvero bui. Non quelli del Medioevo ma i nostri. 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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