Crisi in Comune, va in scena 'Aspettando Godot': ancora 48 ore per decidere
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Crisi a Palazzo dei Priori, ancora 48 ore. Non è venuto fuori nulla dal vertice di oggi pomeriggio. "Valuteremo quanto ci avete raccontato e daremo un nostro punto di vista tra 48 ore", è la voce romana.

Crisi a Palazzo dei Priori, ancora 48 ore. Non è venuto fuori nulla dal vertice di oggi pomeriggio.  “Valuteremo quanto ci avete raccontato e daremo un nostro punto di vista tra 48 ore”, così la voce nazionale e regionale del Pd ai democratici viterbesi al lavoro sulla situazione:

E’ un pomeriggio romano di metà inverno, di quelli dove non fa particolarmente freddo. Luogo della scena il Nazareno. Quattro i viterbesi invitati a sedersi al tavolo del vicesegretario nazionale del Pd Lorenzo Guerini, del suo braccio destro Riccardo Tramontana e del segretario regionale Fabio Melilli. Arrivano nella capitale in due macchine separate. Da una parte il vicesindaco Luisa Ciambella e il coordinatore dell’Unione comunale Pd Viterbo Stefano Calcagnini; dall’altra il segretario provinciale Andrea Egidi e il capogruppo in sala d’Ercole Francesco Serra.

I viterbesi entrano, si siedono, strette di mano di rito. Un po’ d’imbarazzo, telefoni silenziati, nodi di saliva mandati giù prima di aprire il valzer dei discorsi. Una chiacchierata senza effetti. Ognuno rimane al suo posto, fermo sulle posizioni di sempre. In sintesi ci sono due prospettive, che corrono parallele davanti agli occhi di Guerini, Tramontana e Melilli. In matematica sarebbe impossibile farle incontrare, se non all’infinito. Ma la politica ha altre logiche e allora si parla, ci si guarda negli occhi, si fa di conto politico.

Ciambella e Calcagnini giocano nel ruolo dei “micheliniani”, Egidi e Serra come “gli stanchi di questa amministrazione”. Ognuno apparecchia le sue ragioni. Per i primi è il Pd a dover trovare una soluzione, per i secondi è Michelini. Per i primi la crisi è nel partito, per i secondi è una crisi amministrativa.

Quando tutti hanno detto la propria ancora strette di mano, telefonini di nuovo in servizio e via, fuori dalla sala riunioni. Per i viterbesi il ritorno nel capoluogo, lungo quei paurosi ottanta chilometri di Cassia bis. In agenda un nuovo incontro fissato, tra 48 ore, per avere un’indicazione sul da farsi dai vertici del partito.

Questo almeno è quello che è stato raccontato dai protagonisti dell’incontro. Anche se in fondo con un po’ di intelligenza non è difficile capire che i romani difficilmente parleranno in maniera netta. Troppo complesso intervenire e anche piuttosto scomodo. Per quanto ci riguarda immaginiamo un responso stile Sibilla cumana o Oracolo di Delfi. Da quello che immaginiamo queste 48 ore suonano più come un tempo ulteriore dato a Michelini per permettergli di sciogliere il suo dubbio amletico: “Essere sindaco o non esserlo?”.

In caso di scelta della prima opzione allora non farà nulla, rimanendo fermo e in silenzio. Qualora invece optasse per la seconda risposta esistenziale allora dovrebbe presentare ai consiglieri di maggioranza una strada da percorrere, cercando di riottenere la fiducia dei sette.

Intanto all’orizzonte si inizia a intravedere il consiglio di martedì 2 febbraio, giorno della Candelora. Entro quella data i sette dovranno decidere cosa fare da grandi.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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