Crisi in Comune, Erbetti: "A Viterbo è morta la democrazia”
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Erbetti vede all’orizzonte una nuova crisi convinto che quella di questi giorni sia solo l’inizio di una resa dei conti destinata a ripresentarsi a distanza di settimane.

All’indomani del vertice anti-crisi disertato dalla maggioranza, le opposizioni salgono sulle barricate per denunciare l’ingerenza di Roma nella crisi tra Lega e FdI partita dal cambio di casacca della giovane assessora Claudia Nunzi. “A Viterbo è morta la democrazia” tuona i consigliere pentastellato Giacomo Erbetti.

“Arena non ha poteri – continua – è stato scavalcato lui e tutto il Consiglio comunale compresa la maggioranza. Nessuno ha il potere di superare la crisi, ci sarà sempre qualcun altro che dall’alto dirà cosa fare, ma tutto avverrà al di fuori del Consiglio. Che cosa votiamo a fare?” Si domanda Erbetti.

Il riferimento è agli incontri intercorsi nei giorni scorsi per mettere il punto alla crisi tra Lega e FdI: una situazione che non si è risolta tra le mura di Palazzo dei Priori – come aveva chiesto la minoranza convocando un consiglio straordinario – ma grazie ai diktat dei vertici romani che hanno lasciato fuori dalla porta gli eletti di maggioranza e minoranza del Consiglio comunale. Una questione su cui è intervenuta anche Giorgia Meloni in persona presentandosi al Pranzo del Purgatorio di Gradoli.

Erbetti vede all’orizzonte una nuova crisi convinto che quella di questi giorni sia solo l’inizio di una resa dei conti destinata a ripresentarsi a distanza di settimane. “Ora si ricompatteranno fino alle elezioni europee – è la previsione del consigliere –  dopo potrebbe esserci un’altra crisi. Perché magari qualcuno, a seconda di come andranno le elezioni, alzerà la vece dicendo che siccome ha preso tanti voti ha più diritti degli altri.”

Quel “qualcuno” è riferito alla Lega, il partito dato per favorito alle lezioni europee di maggio e che potrebbe risucchiare un parte di consensi del partito di Giorgia Meloni creando nuove frizioni tra i due partiti che, insieme a Forza Italia, compongono la maggioranza viterbese.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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