Crisi, i viterbesi: "Ma quando finisce 'sta pagliacciata?"
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Cinquanta giorni di crisi del Comune di Viterbo hanno creato un clima particolarmente nervoso in città. Fare il cronista di questa storia ti espone a continue domande su “quando viene giù l'amministrazione”.

Cinquanta giorni di crisi del Comune di Viterbo hanno creato un clima particolarmente nervoso in città. Fare il cronista di questa storia ti espone a continue domande su “quando viene giù l’amministrazione”. Non è più possibile neanche andare al bar per un cappuccino che, dopo tre minuti che stai dentro, il barista che conosci e che sa del mestieraccio con cui sbarchi il lunario ti chiede: “Casca?”.

La gente neanche ti saluta più, ormai il saluto e lo scambio è su quando finisce l’amministrazione Michelini. E’ un continuo domandare, una sorta di ossessione collettiva. Le bacheche facebook dei viterbesi sono piene di interventi su quanto sta accadendo là dove vanno prese le decisioni e dettate le linee di marcia della città. Linee e decisioni da cui dipendono, in qualche modo, le sorti di tutti.

C’è un pensiero che abbiamo trovato significativo e lo vogliamo riportare: “In mezzo al piattume generale in cui si trova Viterbo grazie all’amministrazione comunale, un plauso va a tutte le associazioni, circoli, locali, operatori culturali, commercianti e imprenditori che non si sono fermati, fatti scoraggiare e intimidire dall’attuale situazione/amministrazione e che anzi ancora con più vigore sono riusciti a emergere dimostrando la loro forza e importanza, semplicemente continuando a fare silenziosamente il loro lavoro. Quando mi collego e vedo tutte le iniziative che ci sono in città gioisco e penso che Viterbo non è morta, sono loro che sono incapaci”.

Parole pesanti come un macigno, che sottolineano un disagio profondo e che in realtà esplode per via dell’attuale crisi ma cova sicuramente da un tempo più lungo. I più si limitano a dire: “Ma quando finisce ‘sta pagliacciata?”. Questo è il clima, l’umore che si respira in giro per Viterbo.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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