
Per sessanta giorni la città è rimasta ferma, a guardare. E’ la crisi, bellezza. Ha paralizzato buona parte dell’attività amministrativa, trasformando il sindaco Michelini in un’anatra zoppa. Costringendolo a lavorare a botte di giunta e a incassare una figura barbina dietro l’altra nelle commissioni e in consiglio comunale.
Ora cambia la prospettiva. I sette torneranno in consiglio comunale, già dal primo fissato in agenda: il 26 febbraio. La decisione è maturata, non senza fatiche e dolori, in una riunione tra i sette che si è tenuta nel pomeriggio di ieri. Una roba di circa due ore.
I sette consiglieri del Partito Democratico, che il 19 dicembre scorso hanno palesato la propria sfiducia al primo cittadino, annunciando la fine anticipata dell’amministrazione, hanno perso spinta e smalto in queste lunghe settimane.
A fiaccarli la posizione del partito romano, che ha girato il pollice sull’ipotesi caduta. A rendere pesante, fino a diventare insostenibile, la posizione di rottura l’assenza di copertura politica da parte dei big locali. I sette sono in sostanza rimasti soli e sottoposti a forti pressioni per ingranare la retromarcia. Così hanno deciso di ingranarla.
Il gruppo si è diviso in due anime. Gli intransigenti Arduino Troili, Marco Volpi, Mario Quintarelli e Melissa Mongiardo e “gli stressati” Francesco Serra, Patrizia Frittelli e Massimo Cappetti. Volendo ci sarebbero state le quattro firme che sommate a quelle dei tredici oppositori avrebbero raggiunto la cifra di 17, sufficiente a mandare a casa il sindaco.
I sette però hanno deciso di rimanere uniti, di mantenere il gruppo. Ripiegheranno quindi e torneranno a sostenere Michelini. Il come, il piano di rientro, sarà presentato dallo stesso Serra alla riunione del gruppo Pd che è annunciata per i prossimi giorni. Probabile già sabato o i primi giorni della prossima settimana.
Insomma la crisi è finita, bisogna vedere ora come evolverà il quadro. Con la consapevolezza che far cadere Michelini, da ora in poi, equivarrebbe a dare alla città un anno e qualche mese di commissariamento. Una roba per stomaci forti e non buona per una città piena di ulcere come Viterbo.


















