Covid-19, nove morti tra i positivi ricoverati a Belcolle

VITERBO - Il giorno peggiore, sul piano dei decessi di pazienti positivi, dall'inizio della pandemia.
VITERBO – Giornata nera nella Tuscia. Sono nove le vittime del Covid-19 registrate nelle ultime 24 ore nei reparti Covid di Belcolle.
Il giorno peggiore, sul piano dei decessi di pazienti positivi, dall’inizio della pandemia. Si tratta di 4 cittadini di Viterbo di 78, 81, 85 e 93 anni. A questi si aggiungono due cittadini di Montefiascone, entrambi di 85 anni, un cittadino di Acquapendente di 80 anni, un cittadino di Oriolo Romano di 83 anni, una cittadina di Lubriano di 85 anni.
A dare la notizia la stessa Azienda Sanitaria Locale nel bollettino quotidiano.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi


















