
Sembra non avere fine la polemica contro il servizio del Cotral. Se i primi a insorgere sono stati gli studenti della zona della Teverina, che lamentavano la mancanza di autobus per tornare da scuola a casa, ora tocca a quelli del comprensorio di Marta. La Cotral, comunque, qualche giorno fa ha già risposto alle critiche mossa nella zona della Teverina, dicendo che per gli inizi del 2016 dovrebbe essere tutto risolto, visto l’arrivo di un centinaio di nuovi pullman.
Anche i ragazzi e i pendolari di Marta, Capodimonte, Ischia di Castro, Farnese e Valentano, però, hanno le loro riserve verso il servizio offerto dalla società di trasporti. Pare, infatti, che le rimostranze dei ragazzi siano incentrate sulla carenza e la fatiscenza dei mezzi trasporto: senza tendine, se non luride, con guarnizioni ai vetri così vecchie che gli spifferi passano ovunque; quando piove, inoltre, dal tettuccio e dalle botole entra acqua che bagna i posti a sedere, rendendo il viaggio per andare a scuola un vero inferno.
“Siamo spesso costretti a restare in piedi per tutto il viaggio – dicono i pendolari – perché è sempre un terno al lotto trovare posti a sedere e restiamo stipati come sardine nel corridoio, con il rischio che alla prima frenata brusca si finisca tutti a terra”. Il sovraffollamento pare essere uno dei problemi maggiori, come denunciano anche gli studenti di Marta, che ogni giorno salgono su un autobus (quello che parte da Valentano) che di fatto è già pieno di persone. Dopotutto, come ricordano i diretti interessati “paghiamo un abbonamento senza avere un servizio che permetta di viaggiare seduti”.
I pendolari, inoltre, segnalano diversi disagi dovuti anche al continuo guastarsi degli autobus, che costringono i pullman a fermarsi lungo la strada, lasciando a piedi i viaggiatori, che rimangono in attesa del mezzo successivo, anch’esso già pieno come un uovo.
La Cotral nel frattempo si è mobilitata bandendo una nuova gara d’appalto per l’acquisto di nuovi mezzi. I primi autobus nuovi, però, non arriveranno prima dell’inizio del 2016, il che sta a significare che gli studenti per i prossimi tre mesi dovranno “arrangiarsi” come possono.


















