Cortei storici, occhio agli occhiali
corteo storico santa rosa
800 Monastero
Che diavolo ci fanno gli occhiali in un corteo storico medievale? Nulla, anzi lo danneggiano.

IL PUNTO DI VISTA – Gli occhiali sono stati inventati alla fine del ‘200, rimasero un’eccezione e quasi una curiosità fino alla seconda metà del ‘300, ne fecero uso dotti e scienziati fino al ‘600, cominciarono a diffondersi nel ‘700 e divennero d’uso comune solo nella seconda metà dell’800 per poi esplodere ai nostri giorni.

Difficile, fino ad allora, incrociare per le vie qualcuno con gli occhiali, specie se non apparteneva alle classi più agiate. No, non sto facendo una storia delle invenzioni, e degli occhiali in particolare. Passiamo apparentemente ad altro. Che cosa è una rievocazione storica? E’ un modo per ricreare per un momento, un’atmosfera del passato. Un’esibizione di sbandieratori in costume d’epoca, che seguono i ritmi di tamburi e trombe medievali, ci riporta a quel periodo, così come un corteo di soldati e cavalieri in armi, ma anche di madonne, di funzionari e magistrati d’allora. Queste manifestazioni, magari con l’aiuto delle quinte medievali delle vie del centro storico, ci proiettano come macchine del tempo nei secoli passati, restituendoci uno spaccato realistico della vita di tanti secoli orsono.

Spesso costumi e strumenti sono riprodotti con particolare attenzione, non solo nelle fogge degli abiti ma anche nei materiali originari, per
dare ancor più l’idea di una fugace full immersion nel passato. Ecco perché poi il pubblico, tra rulli di tamburi e squilli di chiarine, colori, addobbi parla di momenti di intensa suggestione ed è attirato ed eccitato da quella esperienza.

Severi magistrati, truci guerrieri, leggiadre fanciulle, attenti popolani e superbi nobili, concentrati musici e abili sbandieratori, ispirati prelati, lugubri pauperisti, cavalli sbuffanti: tutto ci trascina indietro, al duecento, al trecento, al quattrocento, al cinquecento… e i loro sguardi presi,
ispirati, che per un attimo si posano su di noi che affolliamo i lati del corteo ci colpiscono nell’anima.

L’Italia è disseminata di queste manifestazioni, talvolta di antica tradizione storica, religiosa o folclorica, talaltra di più moderne finalità turistiche, e Viterbo non solo non fa eccezione, ma vi eccelle, tra la rievocazione di S. Rosa, del SS. Salvatore e dell’Assedio del 1243.

Ora, uniamo i due discorsi; occhiali e cortei storici. Che diavolo ci fanno gli occhiali in un corteo storico medievale? Nulla, anzi la danneggiano. Costituiscono un’anomalia che se non distrugge, certo abbassa quella sensazione di immersione nel passato, in un passato che è antico e diverso, ancorché suggestivo.

Ma è così necessario che un musico, uno sbandieratore, una madonna, un magistrato che rievocano quei tempi, si presenti con un paio di occhiali? Non ne può proprio fare a meno almeno durante il lento avanzare del corteo? E se anche così fosse, visto quanto si è impegnato a vestirsi e a prepararsi per impersonare nel modo giusto il suo personaggio, non può investire qualche euro in un paio di lenti a contatto, magari usa e getta?

Tanto vale presentarsi allora con un paio di comode sneakers, per camminare più agevolmente sui sanpietrini e con un orologio digitale al polso per controllare quanto manca alla fine della manifestazione. La differenza fra fare le cose per bene e fare le cose a tirar via, forse sta tutta qui.

P.S.: Rutger Hauer era miope. Chissà che risate se, recitando nelle scene del notissimo Lady Hawke – girato anche nel Viterbese e ambientato nel XIII secolo – si fosse presentato con un paio di occhiali…

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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