Coronavirus nella Tuscia: 2 decessi e 44 casi di contagio
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VITERBO – I numeri aggiornati: 44 contagiati, 3 persone in rianimazione e 2 decessi

VITERBO – Il Coronavirus inizia a fare paura anche nella Tuscia.

Un nemico silenzioso e teribile che colpisce senza che nessuno se ne accorga.

Nella Tuscia le persone decedute sono 2. Due donne, di settantanove e settantotto anni. Una di Bolsena e  una di Viterbo, quest’ ultima deceduta lunedì sera allo Spallanzani.

44 i contagiati. Tra loro 5 sono medici e infermieri. 1 medico di famiglia.

Dei 44 contagiati 31, sta trascorrendo la convalescenza a casa. 11 sono invece ricoverati a Belcolle, 2 all’istituto Spallanzani

Degli 11 all’ospedale di Viterbo,3 sono in rianimazione, di cui 2 hanno bisogno delle macchine per respirare: un 70enne di Montefiascone e l’allenatore viterbese di una squadra di basket di Montalto di Castro.

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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