Coronavirus nella Tuscia, gli ultimi aggiornamenti
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VITERBO – Sale a venti il numero dei contagiati di cui due in terapia intensiva con respirazione assistita. Nella giornata di ieri scoperti quattro nuovi casi.

VITERBO – Sale a venti il numero di contagiati da Coronavirus nella Tuscia. Di questi venti dieci sono ricoverati (alcuni allo Spallanzani, altri a Belcolle).

A Viterbo i due casi più gravi con i pazienti in terapia intensiva con respirazione assistita.

Nella giornata di ieri sono stati scoperti quattro nuovi casi.

Il primo lavora all’università della Tuscia. Il secondo ha un collegamento con quest’ultimo. Mentre il terzo e il quarto sono parenti dell’ allenatore di basket di Montalto di Castro.

 La Asl è riuscita a ricostruire il link epidemiologico: dei venti positivi nella Tuscia, sono in sedici (tra cui l’allenatore di basket) ad avere in vario modo un collegamento con il primo caso dell’università.

Ieri la Regione Lazio ha diffuso l’ultimo dato sulle sorveglianze domiciliari. Nella Tuscia 64 persone sono uscite dalla quarantena.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti mediante microtelecamere collegate al nervo ottico. Si va verso un uomo sempre più cibernetico? Fino all’estremo: perché per ora l’unico organi insostituibile appare il cervello… dove si formano i nostri pensieri e conserviamo il senso della nostra identità…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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