Coronavirus, il più grande nemico è il panico. Situazione sotto controllo ma c'è chi disdice anche le prenotazioni al ristorante
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VITERBO - Ma questa è solo la punta di un iceberg che rischia di avere dimensioni impressionanti e dannose per la nostra economia e impatti da scongiurare su imprese e posti di lavoro. Il Coronavirus, a ben guardare, rischia di fare più danni per i possibili effetti collaterali che per la malattia in sé. 

VITERBO – “Oggi ho ricevuto una disdetta per il primo marzo al ristorante, con motivazione emergenza sanitaria nazionale. Le persone in questione hanno annullato il soggiorno, di tre giorni, nella Tuscia”. A raccontarlo a La Fune è un noto ristoratore del Viterbese. 

Ma questa è solo la punta di un iceberg che rischia di avere dimensioni impressionanti e dannose per la nostra economia e impatti da scongiurare su imprese e posti di lavoro. Il Coronavirus, a ben guardare, rischia di fare più danni per i possibili effetti collaterali che per la malattia in sé. 

Per questo invitiamo tutti a mantenere la massima lucidità, a consultare soltanto media affidabili per rimanere aggiornati e fare la massima attenzione a quello che circola sui sociale e sul web in generale. 

Ricordiamo che chiunque abbia sintomi sospetti e intende stare più tranquillo non deve assolutamente recarsi al Pronto Soccorso ma chiamare il 1500 o il 112. Non bisogna nella maniera più assoluta presentarsi in ospedale.

Ricordiamo inoltre che è in corso una diffusione della normale febbre e che è molto più probabile che raffredori, mal di gola e altro siano attribuibili a questa piuttosto che al Coronavirus. 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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