Coro di Angeli, una Macchina che racconta la potenza di visione dell'ideatore Gianluca Di Prospero (video)
Foto Coro di Angeli
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VITERBO - Una Macchina, quella di Di Prospero, perfetta. Arrivata a tre punti dalla vincitrice. Il progetto l'ha realizzato insieme al figlio Luca, giovane ideatore di Macchine (sua quella di Santa Barbara). e all'architetto Alessio Patalocco

VITERBO – In Formula Uno chi arriva secondo non ha vinto ma questo non fa venire meno un fatto: quella macchina, quel pilota sono sempre da Formula Uno. Chi sbaglia l’ultimo rigore della finale dei mondiali di calcio non ha vinto ma quella squadra è sicuramente una grande squadra. 

A Gianluca Di Prospero è toccato in sorte il destino di arrivare secondo. Anche nove anni fa la stessa scena: primo Ascenzi, secondo Di Prospero. Solo che questa volta Di Prospero non si è presentato alla gara come quello di nove anni fa. Ha evoluto la sua capacità d’ideazione e ha portato al mondo Coro di Angeli. Il richiamo alla indimenticabile Macchina di Zucchi è evidente. 

Una Macchina, quella di Di Prospero, perfetta. Arrivata a tre punti dalla vincitrice. Il progetto l’ha realizzato insieme al figlio Luca, giovane ideatore di Macchine (sua quella di Santa Barbara). e all’architetto Alessio Patalocco e (per l’eventuale progetto esecutivo in caso di vittoria) prevedeva la collaborazione dell’ingegnere Michele Clemenzi, con il contributo digitale e 3D della Virtualup di Viterbo.

“Il nostro progetto – commenta Gianluca Di Prospero – voleva essere un omaggio a Giuseppe Zucchi e un forte richiamo a quella che per la maggior parte della popolazione viterbese, viene considerata ancora oggi “La Macchina più bella di sempre” il volo d’Angeli. Una sorta di reinterpretazione in chiave moderna, ma non troppo, dell’opera progettata da una persona comune come lo era Zucchi. Il sogno di rosa è il motto, ma non il nome della Macchina che avevamo scelto. Una Macchina che prevedeva nella base i nomi di oltre 10.000 Facchini, ideatori, costruttori e manovalanza che dal 1690 ad oggi si sono impegnati a mantenere viva questa tradizione unica al mondo. Una Macchina che prevedeva la presenza di una “vera reliquia” della nostra Santa Rosa e tanti altri importanti aspetti previsti nel bando che erano descritte minuziosamente nelle 10 tavole presentate e che non sono state esposte dal comune. Hanno collaborato alla realizzazione del progetto a vario titolo anche: Cori Francesco e Carlo, Emanuele Derosas, Marco Ciarmatori, Massimiliano Di Marco, Michelangelo Proietti e Gaia Cannarsa”.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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