Cordoglio per la scomparsa del professor Lucio Ubertini
Foto Lucio Ubertini
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Ha collaborato a lungo con l’UNESCO, sia come rappresentante italiano nel Comitato del Programma Idrologico Internazionale, sia come titolare della Cattedra UNESCO in "Water Resources Management and Culture".

VITERBO – Il mondo accademico piange la scomparsa del professore e ingegnere Lucio Ubertini. L’Università degli Studi della Tuscia si unisce al cordoglio per la scomparsa del prof. ing. Lucio Ubertini, padre del Magnifico Rettore prof. ing. Stefano Ubertini.

Il prof. ing. Ubertini, figura di altissimo profilo nel panorama scientifico e accademico italiano e internazionale, nato a Viterbo nel 1942, ha dedicato l’intera vita alla promozione della cultura scientifica, all’innovazione tecnologica per la tutela dell’ambiente e alla cooperazione internazionale, anticipando con straordinaria lucidità temi oggi centrali come i cambiamenti climatici, la gestione sostenibile delle risorse idriche e l’internazionalizzazione della ricerca.

Nel suo percorso accademico e scientifico ha ricoperto ruoli di assoluto rilievo nei principali organismi nazionali e internazionali.

È stato un punto di riferimento per un’intera generazione di colleghi dell’Università degli Studi di Perugia e della Sapienza Università di Roma, dove ha insegnato per tutta la sua carriera. Dal 1978 al 2008 ha inoltre diretto l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (IRPI) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

In qualità di Presidente del Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche (GNDCI), ha avuto un ruolo determinante nel creare sinergie efficaci tra le Istituzioni e la comunità accademico-scientifica su temi di importanza strategica per il nostro Paese.

Ha collaborato a lungo con l’UNESCO, sia come rappresentante italiano nel Comitato del Programma Idrologico Internazionale, sia come titolare della Cattedra UNESCO in “Water Resources Management and Culture”.

Ha sempre considerato le relazioni internazionali come un elemento cruciale per la crescita professionale delle nuove generazioni. Per questo motivo, dopo aver avviato accordi di collaborazione con moltissime prestigiose università internazionali — tra cui il Massachusetts Institute of Technology (MIT), Princeton University, Columbia University, New York University — e con associazioni scientifiche internazionali come l’International Association of Hydrological Sciences, ha fondato il Centro Interuniversitario di Formazione Internazionale H2CU (Honors Center of Italian Universities) presso la Sapienza Università di Roma, con la partecipazione di 21 università italiane e 3 istituti del CNR.

Grazie al Centro H2CU, ha potuto realizzare uno dei suoi progetti accademici più ambiziosi: l’acquisto di residenze per studenti a New York City, dando vita al progetto College Italia. Negli ultimi 15 anni, centinaia di studenti e giovani ricercatori hanno potuto vivere un’esperienza formativa unica, fondamentale per le loro carriere.

Vivo il suo impegno per un’università moderna e aperta, il suo pensiero, il suo esempio e la sua opera resteranno un riferimento prezioso per le generazioni future di studiosi e per tutte le istituzioni impegnate in una formazione universitaria d’eccellenza, responsabile e internazionale.

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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