Consorzio Biblioteche a rischio, Pelliccia show tra piani di salvataggio e bordate
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Il Consorzio biblioteche rischia una paralisi delle proprie attività. Stamattina il commissario Paolo Pelliccia ha convocato una conferenza stampa esplosiva.

Il Consorzio biblioteche è un funambolo. A tenere l’equilibrio il commissario Paolo Pelliccia, che prima ha dato la vita a questa realtà e ora è chiamato a lottare per garantirne la sopravvivenza. Per dirla spiccia il Consorzio è nei guai. La Provincia di Viterbo non metterà più un euro nella cassa dal primo gennaio. 500mila euro in meno e far quadrare i conti diventa una missione impossibile. I restanti liquidi a disposizione infatti bastano a malapena per coprire i costi del personale. E gli affitti? E i libri d’acquistare? E le iniziative?

L’aria della conferenza

‘Consorzio biblioteche: quale futuro?’, un titolone e la faccia – con tanto di copricapo a simil bombetta – di Pelliccia hanno accolto i giornalisti, convocati questa mattina per una conferenza stampa. Arriva lui, il commissario, e l’argomento viene porzionato sul tavolo.

Si parla di biblioteca, ma lo si fa calando tutto in un contesto. Pelliccia è forte del lavoro fatto. Chi conosce la sede bibliotecaria di viale Trento sa come era prima e cosa c’è ora. Una foresta – di bellezza, di frequentatori, di scrittori, artisti, giornalisti, libri, film, psicologi, associazioni – venuta su nel silenzio. Roba che ha fatto poco rumore, come le foreste che crescono appunto. Oggi il momento di far cadere l’albero.

Il piano di Pelliccia

Forse per questo lo sguardo del commissario ha il riflesso di un’accetta. Prima le dichiarazioni d’intenti, tanto per sgombrare il campo da ogni equivoco: “Farò di tutto per salvare questo posto”. Poi un piano di rinforzo, con tutta una partita che la dirigenza del Consorzio vuole giocarsi nel luogo delle verità: il mercato. Lanceremo un’azione di crowfunding (raccolta fondi), attraverso una piattaforma web. In soldoni si vanno a cercare privati cittadini pronti a mettere una goccia nel mare magnum del sistema delle biblioteche di Viterbo. Roba che ha risposte solo se si lavora bene, solo se la gente capisce l’importanza di un progetto.

Altre operazioni per fare cassa messe nell’elenco: “Una mostra con opere mie – è sempre Pelliccia che parla -, che venderò per la biblioteca”. Un piano di rilancio: un progetto per rimettere a nuovo la sede della comunale di piazza Verdi. Un progetto che la inserisce in una rete con il Teatro dell’Unione e la chiesa di Santa Rosa. Almeno un paio d’iniziative già in calendario e alcuni corsi che stanno per partire.

Non ci sono piagnistei, non ce n’è tempo. E che l’aria che tira è diversa lo si capisce quando un dipendente della biblioteca chiede: “E i lavoratori?”. Il commissario ne capisce la preoccupazione, ma stronca: “Qui ci si salva tutti. I dipendenti non avranno problemi, ma non è questo il piano del ragionamento”.

La strada da percorrere anche sul fronte del sostegno pubblico è chiara e porta alla Regione Lazio. “Ho redatto – dichiara Pelliccia – un report sullo stato del Consorzio. La Regione può risolvere questo problema. Sapevo che bisognava mettere mano alla governance nel 2015, per la riforma delle province. Contavo però che da via Saffi avessero risposto alle spese almeno fino a marzo. Così non sarà per una valutazione del ragioniere capo della Provincia un po’ pelosina. Ma così è’’.

La “barzelletta” di Viterbo città europea della cultura

“Candidatela, ma almeno fatevelo un giretto”, commenta il commissario. “Di che città di cultura parlano? – continua -. Non c’è una libreria, non c’è un cinema vero, non c’è un teatro, non c’è un museo degno di questo nome e ora c’è il rischio che chiuda la biblioteca. I nostri amministratori devono essere dei visionari”.

La critica ai soldi per la cultura spesi in eventi spot

“Ci sono quelli bravi in questa città che in 9 giorni spendono 350mila euro. Noi tutti i giorni facciamo cultura e diamo servizi”, la bordata del commissario.

La botta ai politici locali e lo “schiaffo” a Mazzoli

“Il passaggio a livello di piazzale Gramsci è da una vita che i nostro politici dicono di toglierlo. Leggo che l’onorevole Alessandro Mazzoli ha dato sicurezza ai precari della Provincia. Caro Mazzoli, sei stato veramente stucchevole, se non vedo non credo. I precari ve li siete inventati voi politici. I politici ne hanno fatto un’infornata. Hanno messo dentro gli amici degli amici, le amichette e altre cose. Il precariato piace tanto ai politici, non si gioca con la gente”.

 

 

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