
VITERBO – Sui concorsi per 39 posti di lavoro banditi dal comune capoluogo si proietta un’ombra lunga di opportunità. In ballo anche un consigliere comunale e diversi parenti di figure di spicco alla guida di Palazzo dei Priori.
Un fatto che negli ambienti stessi della politica sta generando imbarazzo. Imbarazzo che rischia di diventare travolgente nel momento in cui si proiettano ulteriori ombre, sebbene catalogabili alla voce errore umano, come è avvenuto al PalaMalè. Tanto che la questione è stata posta chiaramente, in seduta di consiglio comunale, dal consigliere Luisa Ciambella.
“A queste anomalie gravi si aggiunge un’ombra (parla dei fatti del PalaMalè n.d.r.): quella di chi possa pensare di entrare in politica per superare un momento di difficoltà.
Partecipano a questi concorsi molti candidati vicini ad amministratori locali e amministratori stessi. Questo non aiuta a disperdere le ombre. Quando si accetta un ruolo pubblico si accetta di limitare la propria sfera personale, anche se a trent’anni non abbiamo ancora trovato lavoro. A mio modo di vedere uno può fare concorsi in tutta Italia ma non al comune di Viterbo dove siamo amministratori. Per rispetto del ruolo che si è scelto di ricoprire”.


















