Con il grande teatro di Cervo il ricordo delle vittime dell'inquisizione all'Albornoz
Eugenio
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L’installazione è dedicata alla cerchia di grandi intellettuali eretici che tra il 1541 e il 1543 hanno abitato a Viterbo o hanno frequentato Viterbo.

VITERBO – Al Museo Nazionale Etrusco “Rocca Albornoz” arriva “1543” di Gian Maria Cervo, dedicato alle vittime dell’inquisizione, con la partecipazione di Rita Savagnone. Appuntamento domenica 29 ottobre alle ore 18.

La leggendaria doppiatrice e attrice italiana prenderà parte alla performance che si terrà in occasione del Festival Michelangelo. Savagnone ha dato voce a grandi interpreti internazionali tra cui: Maria Callas, Claudia Cardinale, Liza Minnelli, Vanessa Redgrave, Whoopi Goldberg, Shirley MacLaine, Elizabeth Taylor, Eva Marie Saint, Debbie Reynolds, Romy Schneider, Kathy Bates, Kim Novak, Glenda Jackson, Raquel Welch, Greta Garbo.

Con lei in scena il giovanissimo modello performer Eugenio Castaldo, che ha partecipato alla recente collaborazione di Cervo e Bruce LaBruce con Versace e l’attore Matteo Bertolotti.

L’installazione è dedicata alla cerchia di grandi intellettuali eretici che tra il 1541 e il 1543 hanno abitato a Viterbo o hanno frequentato la Città, divenuta centro di ritrovo dei cosiddetti Spirituali.  Le  stanze del Museo Nazionale Rocca Albornoz, furono sede e dimora del cardinale d’Inghilterra Reginald Pole attorno al quale nel 1543 si riunirono figure di primo piano della nostra cultura rinascimentale come Michelangelo Buonarroti, Vittoria Colonna e Pietro Carnesecchi.

La sentenza con cui  Pietro Carnesecchi viene mandato al rogo e un’apparizione di Tommaso de’ Cavalieri – grande amore di Michelangelo- accompagnano gli spettatori in un percorso in equilibrio tra classico e contemporaneo guidato dall’attore Matteo Bertolotti, mentre i disegni di Daniele Morucci, provano a rappresentare concettualmente la riunione che nel 1543 per l’evidente pericolo non si sarebbe mai potuta documentare.

Un’esperienza immersiva, un viaggio di scoperta e stupore. Per questo imperdibile appuntamento è possibile prenotarsi all’indirizzo ufficiostampaquartieridellarte@gmail.com

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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