Comune-Sodalizio, presto la firma su un patto di lealtà. Torna lo spirito di Baku
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Tra Sodalizio dei Facchini e Comune di Viterbo sta per essere firmato una sorta di atto di pace. Il presidente del Sodalizio Mecarini l'ha definito un accordo tra gentiluomini. Servirà per il presente ma anche per il futuro della città.

Un patto di lealtà tra Comune di Viterbo e Sodalizio dei Facchini, per archiviare definitivamente e scongiurare il ripetersi della terribile contrapposizione che ha segnato il 2015.

Un documento quadro, dove sono messi nero su bianco compiti, doveri, funzioni dell’uno e dell’altro. “Un patto tra gentiluomini”, una questa espressione il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini. Le due realtà sono già al lavoro per la stesura del patto e presto lo firmeranno.

 

Il ritorno dello spirito di Baku

Di fatto il clima tra Comune e Sodalizio è mutato. A metà ottobre, il 16 per i più pignoli, è stata firmata nella sala Rosa la convenzione che prolunga l’affidamento al Sodalizio, fino a luglio 2016, del Museo della Macchina di Santa Rosa. Nel documento anche tutta una serie di punti che riguardano la promozione della tradizione della Macchina. Una firma che ha rappresentato un momento importante di disgelo. E infatti da quel momento in poi si è iniziato a lavorare a uno strumento di perfezionamento dei rapporti: il patto di lealtà. Di fatto è possibile percepire un ritorno, importante, allo spirito di Baku. In quel periodo, correva la fine del 2013, Sodalizio e Comune erano gomito a gomito. Un’unione e una compattezza che ha permesso alla città di vivere al meglio la festa per l’ottenimento del titolo di patrimonio immateriale dell’umanità.

 

Il patto tra gentiluomini

Nella sostanza si tratta di un accordo generale dove sono stabiliti i principi di una cooperazione reciproca per tutto quello che riguarda il trasporto della Macchina di Santa Rosa e la sua promozione.

 

Il pranzo sociale con le istituzioni

Sabato si tiene il pranzo sociale dei facchini. La location di quest’anno è Villa Finisterre (Fabrica di Roma). 250 commensali presenti. Tra loro anche le autorità: il sindaco Michelini, l’assessore ai Grandi Eventi Giacomo Barelli, la delegata ai rapporti col Sodalizio Maria Rita De Alexandris e il presidente della Provincia Mauro Mazzola.

Saranno consegnate anche le tradizionali targhe a tutti i facchini con sulle spalle un numero multiplo di 5 di trasporti. Tra questi anche il capofacchino Sandro Rossi, trentacinque trasporti in attivo.

 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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