Come siamo visti da fuori? Dal Corriere della Sera all'intelligenza artificiale
AI
lafune_800 x 120
Qualche chicca, tanto per dire. Bolsena, luglio: due turisti torinesi, laureati, visitano Civita di Bagnoregio, partendo da Orvieto, poi si godono il Lago di Bolsena ma confessano di non sapere nulla di Viterbo. Maremma toscana, agosto: una famiglia fiorentina mi chiede “cosa c’è di bello da visitare a Viterbo”.

IL PUNTO DI VISTA – Nel linguaggio comune – e non solo – esistono due significati di cultura. Quello più corrente ha a che vedere con la letteratura, la storia dell’arte, il pensiero filosofico e in generale con la sensibilità intellettuale.

L’origine del termine, il latino colere (coltivare) nasce in agricoltura ma si estese ben presto anche alla coltivazione, alla cura e all’educazione del pensiero creativo, alla sapienza. Ma attenzione: ne erano di fatto escluse le scienze e tutte le attività di natura “pragmatica”, e solo nel Rinascimento – si pensi a Leonardo da Vinci – si recupererà la sintesi tra sapere filosofico/artistico e sapere scientifico.

Ma c’è un altro significato, maturato soprattutto a partire dal XIX secolo, che definisce la cultura come l’insieme dei valori, dei principi, dei modelli comportamentali, degli usi, dei costumi, delle tradizioni, della produzione materiale di una società. In questo senso, ogni cultura ha le proprie specificità, determinate dal corso della storia, dai rapporti sociali e economici che si sono sviluppati nel tempo anche in un rapporto di interscambio con l’ambiente e con i conseguenti caratteri etnici della popolazione.

Questo secondo e più vasto significato di cultura ingloba anche quello precedente, perché arte, letteratura, filosofia e sapere tecnico-scientifico sono essi stessi il prodotto della storia evolutiva di una società.

Le culture ovviamente si ibridano nel momento in cui si incontrano (ricordiamo il famoso detto “Graecia capta ferum victorem coepit”, che ricorda la profonda influenza che il pensiero ellenistico ebbe sulla cultura romana) e a maggior ragione oggi, con l’interscambio planetario indotto dalla globalizzazione.

Questa forse verbosa premessa ha un fine: vuole sottolineare che oggi il concetto di cultura va declinato in modo adeguato, sostanzialmente onnicomprensivo, e che ogni vecchio recinto classicistico e umanistico serve soltanto a restare indietro, abbarbicati ad una visione del mondo che non corrisponde alla realtà sociale, antropologica e storica della nostra epoca.

Allora, quando si dice che la crescita e lo sviluppo  di Viterbo e del suo territorio si legano al turismo culturale, sarà opportuno non fare riferimento solo al suo prezioso patrimonio di arte, storia e archeologia, ma tener conto adeguatamente delle tradizioni popolari, dei beni ambientali (giacimenti termali compresi) e del paesaggio, dell’enogastronomia, dell’artigianato, delle nuove vie della tutela della salute. Perché oggi la cultura di un territorio è costituita da un insieme di attrattori che ne disegnano la specificità identitaria e che solo assieme comunicano e narrano di questa identità.

Credere che “fare cultura” significhi organizzare mostre, concerti e conferenze e che pensare alle tradizioni popolari, all’enogastronomia, all’ambiente, allo sport significhi scendere di diversi gradini dall’empireo del Pensiero Critico e Creativo, significa condannarsi a perdere un gran numero di autobus dello sviluppo. E, quel che è peggio, ad escludersi da una vera crescita, da una reale maturazione della conoscenza di noi e del mondo che ci circonda.

Queste strategie sono poste in essere da ogni comunità che vuole adeguare la propria identità alle aspettative del mondo contemporaneo. Le metropoli tentacolari si vestono di verde; le città marinare riscoprono il proprio entroterra; le città d’arte ampliano l’offerta alle loro neglette vocazioni territoriali. E laddove la narrazione stenta a uscire dagli schemi precostituiti, se ne scovano o se ne inventano di nuove per attirare l’attenzione di un pubblico sempre in cerca di nuovi stimoli.

Non è elegante fare esempi; ma il lettore appena smaliziato si renderà conto di quante proposte provenienti da ogni dove in Italia – dalla Toscana alla Basilicata…- siano spesso delle occhiute capacità di vendere frigoriferi in Groenlandia…

In conclusione, poiché la nostra Città – e il territorio circostante della Tuscia – brillano di numerose offerte potenziali nel campo del turismo culturale (anche in senso avanzato…), è necessario che ogni progetto di sviluppo che interpelli la cultura lavori a trecentosessanta gradi e con specifiche competenze nel campo della organizzazione, ma soprattutto della comunicazione, e segnatamente della narrazione. Il tempo delle persone che sfornano solo buona volontà è finito; oggi accanto alle più lodevoli intenzioni occorre il saper fare.

Qualche chicca, tanto per dire. Bolsena, luglio: due turisti torinesi, laureati, visitano Civita di Bagnoregio, partendo da Orvieto, poi si godono il Lago di Bolsena ma confessano di non sapere nulla di Viterbo. Maremma toscana, agosto: una famiglia fiorentina mi chiede “cosa c’è di bello da visitare a Viterbo”.

Stesso luogo: due turisti emiliani amano la Toscana perché “è qui che è nata la civiltà etrusca” (con buona pace di Tarquinia, Cerveteri e Veio); quanto a Viterbo, sanno che c’è il Palazzo dei Papi ma nulla sanno delle Terme e men che meno della Macchina di S. Rosa (ma da adesso in poi grazie ai turchi, ne saprà tutta l’Italia…).

Bolsena, agosto: alcuni turisti, cercando delle fonti termali, hanno scelto Saturnia; quando ho chiesto loro il perché non Viterbo, hanno risposto candidamente che il nome Saturnia li stimolava: potenza della narrazione… Ultima esperienza: Viterbo, 5 settembre; turisti romani annichiliti sotto la Macchina, che si dispiacciono di non aver “saputo prima” del Trasporto del 3 e poi mi chiedono “se si deve attraversare tutto il paese” (sic) per raggiungere San Pellegrino.

Non pensiate di giustificare il tutto definendo questi personaggi una minoranza di “ignoranti”; il turismo crea sviluppo se attrae tutti, non solo le cosiddette “anime belle”… D’altronde ci volevano due balordi turchi per mettere Viterbo e la Macchina di S. Rosa sulle prime pagine dei giornali e dei notiziari nazionali. A parte Saviano, che fa di Viterbo addirittura la “capitale della mafia turca”, sebbene la nostra Città navighi in floride posizioni nelle graduatorie sul tasso di criminalità, soffermiamoci su Il Corriere della Sera, dove la giornalista Ilaria Sacchettoni, parlando del fattaccio, spiega che cento uomini sollevano la Santa Patrona (!) e la portano in processione la sera del Tre Settembre.

Insomma, sul quotidiano forse più prestigioso del Paese si accenna ad una delle tante rituali processioni religiose sparse nella Penisola, altro che Patrimonio dell’Unesco… Così, se qualcuno voleva sapere come è vista la Macchina di S. Rosa dalla leadership culturale del Paese, è servito. Credete che si sarebbero sbagliati se si fosse trattato del Palio di Siena o dei Gigli di Nola?

Per inciso, andate a farvi un viaggetto su internet ai vari siti che riguardano feste e sagre italiane: solo in rari casi è citata la Macchina di S. Rosa. Ad esempio, leggetevi il testo fornito dalla AI di Google alla domanda “eventi tradizionali in Italia”:

AI Overview

I principali eventi tradizionali in Italia includono il Carnevale di Venezia, il Palio di Siena, il Calcio Storico Fiorentino, la Festa di San Gennaro a Napoli, la Festa della Madonna Bruna a Matera, la Notte della Taranta e le numerose sagre, che variano dal cibo ai prodotti tipici come
il tartufo di Alba.

Eventi Storici e Religiosi

Carnevale di Venezia: Una festa iconica di mistero e storia, famosa per le maschere e i balli in maschera, con eventi
gratuiti come la Vogata del Silenzio.

Palio di Siena: Una celebre corsa di cavalli tra le contrade della città, carica di passione e rivalità. 

Festa di San Gennaro (Napoli): Un’importante celebrazione religiosa che onora il patrono della città con colori, suoni
e sapori.

Calcio Storico Fiorentino: Un evento storico di grande emozione e tradizione a Firenze.

Festa della Madonna Bruna (Matera): Un’antica celebrazione che include una processione attraverso la città in onore della Madonna Bruna.

Eventi Culturali e Musicali
Notte della Taranta:Il più grande festival musicale culturale d’Italia, celebrato soprattutto in Salento.

Infiorata di Spello: Un capolavoro vivente creato con petali di fiori durante il Corpus Domini. 

Sagre ed Eventi Gastronomici

Sagra del Tartufo di Alba: Una rinomata festa che celebra il tartufo bianco.
Sagre in generale: L’Italia è ricca di sagre, eventi popolari che celebrano prodotti tipici, come la Fiera del Bue Grasso
di Carrù.

Feste Patronali

Festa dei Ceri (Gubbio): Una processione spettacolare e unica in onore del patrono della città.
Festa di Sant’Agata (Catania): Una delle feste patronali più importanti e partecipate della Sicilia.
Festa dei Gigli (Nola): Una celebrazione religiosa che vede il trasporto di enormi strutture, i “gigli”, per le vie della
città.

P.s. Letture consigliate
Aa.Vv, Il concetto di cultura, Einaudi, 1972
A.Fontana, Manuale di Storytelling, Rizzoli, 2009.

Stati Generali 02 800x120
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
TdP_Inalazioni
Jeep_Compass_apex_300x300_200
POST FB 02
aiac_banner_01
monastero interno
asvis 2
domenicale post
Foto Fisioterapy Center
Masicar300x300-optimize
Fune 300x300
Onda
lafune_300 x 600