Coldiretti, una forza da 6.400 iscritti e tre milioni di fatturato sui servizi nel Viterbese
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VITERBO - "Molto del successo – precisa Frau – è dovuto soprattutto al modo in cui Coldiretti sta operando nelle diverse battaglie a difesa delle imprese agricole, a livello nazionale, regionale e locale, imponendosi sempre più spesso come modello virtuoso”.

VITERBO – Coldiretti festeggia nel Viterbese il quarto anno consecutivo di crescita numerica degli iscritti, confermandosi la più importante associazione agricola della provincia.

Sono ormai circa 6.400 i tesserati ufficiali che nel 2019 hanno scelto di essere rappresentati da Coldiretti Viterbo, che, per la prima volta, ha superato i tre milioni di fatturato sui servizi erogati sulla provincia, un vero e proprio record. Il dato più importante è rappresentato dalla dimensione delle nuove aziende sempre maggiore e dai nominativi di spicco che sono entrati a far parte del nucleo dirigenziale.

“Sono chiaramente molto soddisfatto – commenta il Direttore di Coldiretti Viterbo Alberto Frau – siamo andati ben oltre le mie più rosee aspettative; nuovi servizi, personale preparato, giovane e vivace, aziende performanti ed assistenza tecnica di livello sempre più elevato, ma soprattutto tanta informazione in tempo reale per far si che le aziende siano sempre allineate con le novità e con quello che facciamo, per abbattere il muro che spesso non fa arrivare le notizie sul territorio.

Tutto il personale è stato sottoposto a corsi di formazione serrati di alto livello per affrontare le nuove sfide e tutti gli uffici sono stati modernizzati e resi più efficienti sotto tutti i punti di vista.

Cerchiamo e cercheremo di continuare ad evitare sbavature di qualsiasi tipo. Molto del successo – continua Frau – è dovuto soprattutto al modo in cui Coldiretti sta operando nelle diverse battaglie a difesa delle imprese agricole, a livello nazionale, regionale e locale, imponendosi sempre più spesso come modello virtuoso”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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