Coca dall'Albania, eroina dalla Siria. Arrestato a Viterbo Ismail Rebeshi, il più grosso referente per lo spaccio nel Viterbese
carabinieri
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VITERBO - L'hanno chiamata operazione “Ichnos” e ha portato allo scoperto un traffico di stupefacenti dalla Siria e dell'Albania e che riforniva la Sardegna, il Lazio e la Lombardia. Dalla Siria arrivava l'eroina, dai Balcani la cocaina. 

VITERBO – “Ismail Rebeshi era il più importante referente per lo spaccio di droga a Viterbo e nel suo hinterland, legato alla criminalità italiana e a quella albanese” così lo definiscono i carabinieri di Carbonia (Cagliari), che lo seguono da più di un anno.

L’hanno chiamata operazione “Ichnos” e ha portato allo scoperto un traffico di stupefacenti dalla Siria e dell’Albania e che riforniva la Sardegna, il Lazio e la Lombardia. Dalla Siria arrivava l’eroina, dai Balcani la cocaina. 

In manette altri quattro complici tra cui Massimo Leoni, 42 anni, di Mozzate (Como) e Giuseppe Tinenzo, di 40, di Napoli attualmente entrambi ai domiciliari, Vincenzo Polito, 48 anni, già detenuto a Rebibbia e ritenuto dagli investigatori dell’Arma legato alle cosche della ‘Ndrangheta calabrese e uno dei fornitori di cocaina, mentre il quinto componente della banda sarebbe in fuga all’estero.

Già dal febbraio scorso l’operazione dei carabinieri aveva assestato un duro colpo all’organizzazione criminale, con l’arresto di 15 persone, tra cui i due capi, Sandro Arzu ed Alessandro Ghisu e oggi il cerchio si è chiuso con l’esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico dei fornitori di droga.

Rebeshi, albanese di 35 anni, residente a Viterbo, era titolare di un night e di un autosalone, “pur sotto la copertura di attività apparentemente lecite” spiegano i carabineri di Carbonia “ha mantenuto un ruolo predominante nel reperimento della droga e nello spaccio nel centro Italia.”

Gli Stati Generali La Fune
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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