Claudia Capone, dalla Marsica a Viterbo per diventare suora tra le Clarisse
Suor Claudia Capone
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Originaria proprio di Civitella Roveto, la trentaseienne plurilaureata ha coronato il suo cammino di fede nella chiesa di Santa Giacinta a Viterbo sabato 7 giugno. 

VITERBO – Suor Claudia Capone consacrata tra le Clarisse di Viterbo. La ragazza, originaria della Valle Rovereto nella Marsica, ha pronunciato la sua professione solenne, scegliendo di consacrare per sempre la sua vita come Sorella povera di Santa Chiara.

Originaria proprio di Civitella Roveto, la trentaseienne plurilaureata ha coronato il suo cammino di fede nella chiesa di Santa Giacinta a Viterbo sabato 7 giugno. A sostenerla in questo passo definitivo c’erano i suoi familiari più stretti giunti dal borgo marsicano per assistere a una cerimonia toccante, presieduta dal Vescovo di Viterbo, Monsignor Orazio Francesco Piazza.

Il momento della pronuncia del “per sempre” è stato carico di commozione, culminato nell’abbraccio simbolico con cui le consorelle Clarisse l’hanno accolta definitivamente nella vita di clausura.

La notizia ha avuto grande eco nella sua terra d’origine. La stessa comunità di Civitella Roveto, attraverso una nota del Comune, ha salutato la sua concittadina augurandole un futuro da “fabbricante di speranza e di pace“.

Suor Claudia è stata accolta dal vescovo Piazza come un “Dono Divino” e una preziosa testimonianza di dedizione al Vangelo.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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