Civita Luogo del Pensare, Matino: “I giovani sono una ricchezza da investigare”
Gennaro Matino
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BAGNOREGIO - “I giovani, gli adolescenti, non sono un problema da risolvere ma una ricchezza da investigare. Bisogna prendersene cura. Cura come massima espressione dell’amore è il momento in cui io prendo la mia vita e la metto nelle mani dell’altro”. Così Gennaro Matino al primo incontro di Civita Luogo del Pensare 2023.

BAGNOREGIO – “I giovani, gli adolescenti, non sono un problema da risolvere ma una ricchezza da investigare. Bisogna prendersene cura. Cura come massima espressione dell’amore è il momento in cui io prendo la mia vita e la metto nelle mani dell’altro”. Così Gennaro Matino al primo incontro di Civita Luogo del Pensare 2023.

Una mattina, quella trascorsa all’interno della Casa del Vento, all’insegna della formazione. Matino, intervistato dal presidente di Juppiter Salvatore Regoli, ha affrontato il tema della società contemporanea con la sua incapacità di essere caratterizzata da relazioni significative. L’antidoto a tutto questo “autismo sociale”, secondo Matino, va ricercato nel prendersi cura dell’altro. Soltanto la capacità di mettersi in contatto davvero, di attivare relazioni positive e vere può essere considerato un valido strumento per il superamento di una realtà vuota e autoreferenziale.

Matino ha incontrato e intervistato, negli anni, esperti e scienziati che stanno affrontando l’argomento, tra questi anche ricercatori di Harvard. Spesso quando si parla di autismo lo si fa in riferimento ai bambini. Negli anni Cinquanta solo parlarne era considerato una semplice ipotesi di studio, ora i numeri sono impressionanti. Appena dieci anni fa si calcolava che potesse ritenersi autistico un bimbo ogni mille nati, una ricerca di Harvard ha certificato che oggi ne nasce uno ogni sessantotto.

E la causa? Sembra che il condizionamento ambientale sia tra le prime cause. Lo stress, il logorio della vita moderna già dal grembo materno indurrebbero il neonato a proteggersi dai rischi di una costrizione di appartenenza a una società sempre più ripiegata su se stessa, afflitta dalla solitudine, avvertita come avversità da cui proteggersi e per questo respinta.

“La chiusura nel proprio scrigno di incomunicabilità altro non sarebbe che una reazione protettiva alla paura di affrontare l’egoismo totale di una società che, senza rendersene conto, produce soggetti autistici perché essa stessa autistica. Una società sempre più confusa, negli Stati Uniti ancora di più, dove l’esperienza della comunità è completamente sparita, sacrificata sull’altare del puro individualismo, dove è scomparsa la parola come scambio che sopravvive semmai come monologo o dialogo con i propri fantasmi. Una società autistica che si espande sempre più nel mondo a vista d’occhio ed è possibile vederne gli effetti progressivamente anche in Italia, a Napoli fortunatamente più lentamente, ma dove comunque l’individuo si allontana sempre di più dalla vita reale, ne costruisce una sua, virtuale, finta. L’etere diventa lo spazio vitale dove proiettare le paure, le ansie, le speranze, le attese e perfino la più banale delle quotidianità si adatta alla ricerca del nuovo equilibrio”. Così lo stesso Matino inquadra la questione.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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