Circa 8mila casi di demenza nella Tuscia e un sistema di gestione con poche risorse. Così crescono le Rsa "parcheggio" dove non si curano questi casi ma si spendono soldi pubblici
Alzheimer
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VITERBO - In tutta Italia esistono 540 Cdcd, lavorano in media 5 professionisti per struttura (in totale 2.568) e di questi il 14% non è strutturato (incarichi a tempo). Anche la Provincia di Viterbo subirà gli effetti di un mancato rifinanziamento, considerando che gli attuali fondi termineranno a fine ottobre.

VITERBO – Sono circa 8mila i casi di demenza di varia eziologia stimati nella Tuscia. 8mila persone, più relative famiglie, che si trovano a gestire una situazione complessa come l’Alzheimer. Solo chi ne ha avuto a che fare può comprendere davvero cosa significhi. Poi ci sono dati che fanno scattare diversi campanelli d’allarme. Secondo l’OMS questa malattia è destinata a colpire il 20-25% della popolazione mondiale e, stando a recenti studi, sta aumentando il rischio per i giovani di contrarla (10% dei casi è sotto ai 65 anni). 

Una vera e propria “bomba” sanitaria e sociale, affrontata in maniera frammentaria e con poche risorse a livello nazionale. Proprio questa settimana l’argomento è stato affrontato da L’Espresso. Il settimanale ha messo in evidenza una situazione generale di “fondi a lumicino, nessuna programmazione, personale e centri insufficienti”. Sempre L’Espresso denuncia “al palo le cure domiciliari” e poi racconta un fatto imbarazzante: “Crescono solo le Rsa, spesso inadeguate a gestire i pazienti”. Imbarazzante perché molte Rsa sono convenzionate e i pazienti che ci finiscono, anche quelli con Alzheimer che però non viene affrontato nella maniera adeguata, sono pagati con soldi pubblici. Della serie: la spesa pubblica c’è, magari è anche maggiore, ma non va a fare fronte al problema reale ma alla situazione che questo determina. Maggiori costi, peggiori condizioni di vita dei diretti interessati e spesso tutto è condito con lunghi tempi di vite d’inferno per i famigliari. 

Invece la programmazione, la messa in funzione e il sostegno finanziario dei Centri per i Disturbi Cognitivi e Demenze (Cdcd) farebbe la differenza. Il condizionale è obbligatorio, considerando che il Governo Conte aveva finanziato il rafforzamento di queste strutture ma gli stanziamenti scadono quest’anno. E il nuovo Governo Meloni non ha ancora mosso un dito su questo tasto così delicato. 

In tutta Italia esistono 540 Cdcd, lavorano in media 5 professionisti per struttura (in totale 2.568) e di questi il 14% non è strutturato (incarichi a tempo). Anche la Provincia di Viterbo subirà gli effetti di un mancato rifinanziamento, considerando che gli attuali fondi termineranno a fine ottobre. Questo determinerà la riduzione del numero di risorse professionali impiegate, che ogni giorno sono al servizio del territorio per una diagnosi tempestiva dei disturbi neurocognitivi e quindi sono strategici per potere gestire le problematiche della demenza. Il loro lavoro infatti è prezioso per attuare una diagnosi precoce, definire il trattamento più appropriato e fornire un supporto sociale e psicologico al malato e alla famiglia. Dove questo non diventa più possibile crescono le Rsa, molte delle quali inappropriate a gestire la demenza. 

Una catena di disvalore che colpisce i malati (non adeguatamente assistiti), le famiglie (che subiscono le conseguenze di una malattia non affrontata per tempo e nella maniera appropriata) e infine le tasche dei cittadini contribuenti che dovranno pagare le Rsa “parcheggio” di persone che invece, se adeguatamente sostenute, avrebbero potuto fare tutta un’altra vita. 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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