
VITERBO – Sono circa 8mila i casi di demenza di varia eziologia stimati nella Tuscia. 8mila persone, più relative famiglie, che si trovano a gestire una situazione complessa come l’Alzheimer. Solo chi ne ha avuto a che fare può comprendere davvero cosa significhi. Poi ci sono dati che fanno scattare diversi campanelli d’allarme. Secondo l’OMS questa malattia è destinata a colpire il 20-25% della popolazione mondiale e, stando a recenti studi, sta aumentando il rischio per i giovani di contrarla (10% dei casi è sotto ai 65 anni).
Una vera e propria “bomba” sanitaria e sociale, affrontata in maniera frammentaria e con poche risorse a livello nazionale. Proprio questa settimana l’argomento è stato affrontato da L’Espresso. Il settimanale ha messo in evidenza una situazione generale di “fondi a lumicino, nessuna programmazione, personale e centri insufficienti”. Sempre L’Espresso denuncia “al palo le cure domiciliari” e poi racconta un fatto imbarazzante: “Crescono solo le Rsa, spesso inadeguate a gestire i pazienti”. Imbarazzante perché molte Rsa sono convenzionate e i pazienti che ci finiscono, anche quelli con Alzheimer che però non viene affrontato nella maniera adeguata, sono pagati con soldi pubblici. Della serie: la spesa pubblica c’è, magari è anche maggiore, ma non va a fare fronte al problema reale ma alla situazione che questo determina. Maggiori costi, peggiori condizioni di vita dei diretti interessati e spesso tutto è condito con lunghi tempi di vite d’inferno per i famigliari.
Invece la programmazione, la messa in funzione e il sostegno finanziario dei Centri per i Disturbi Cognitivi e Demenze (Cdcd) farebbe la differenza. Il condizionale è obbligatorio, considerando che il Governo Conte aveva finanziato il rafforzamento di queste strutture ma gli stanziamenti scadono quest’anno. E il nuovo Governo Meloni non ha ancora mosso un dito su questo tasto così delicato.
In tutta Italia esistono 540 Cdcd, lavorano in media 5 professionisti per struttura (in totale 2.568) e di questi il 14% non è strutturato (incarichi a tempo). Anche la Provincia di Viterbo subirà gli effetti di un mancato rifinanziamento, considerando che gli attuali fondi termineranno a fine ottobre. Questo determinerà la riduzione del numero di risorse professionali impiegate, che ogni giorno sono al servizio del territorio per una diagnosi tempestiva dei disturbi neurocognitivi e quindi sono strategici per potere gestire le problematiche della demenza. Il loro lavoro infatti è prezioso per attuare una diagnosi precoce, definire il trattamento più appropriato e fornire un supporto sociale e psicologico al malato e alla famiglia. Dove questo non diventa più possibile crescono le Rsa, molte delle quali inappropriate a gestire la demenza.
Una catena di disvalore che colpisce i malati (non adeguatamente assistiti), le famiglie (che subiscono le conseguenze di una malattia non affrontata per tempo e nella maniera appropriata) e infine le tasche dei cittadini contribuenti che dovranno pagare le Rsa “parcheggio” di persone che invece, se adeguatamente sostenute, avrebbero potuto fare tutta un’altra vita.

















