Cinghiali, caro sindaco Arena cogliamo l'occasione: "Facciamo nascere la sagra del cinghiale viterbese"
cinghiale su strada - incidenti
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VITERBO - Allo stesso tempo Palazzo dei Priori potrebbe definire un quadro di incentivi per l'apertura, rigorosamente nel centro storico, di attività gestite ma mastri norcini.

VITERBO – L’enogastronomia, è risaputo, tira. Il capoluogo della Tuscia si ritrova ad avere un asso nella manica inaspettato su questo fronte: l’abbondanza di cinghiali. Tanto che La Fune si sente in dovere di evidenziare la possibilità agli occhi del sindaco Giovanni Arena, che di recente ha trattato l’argomento cinghiali con una specifica ordinanza.

Caro sindaco, l’occasione è d’oro: Viterbo metta a frutto la ricchezza di cinghiali del proprio territorio e si lanci nell’avventura dell’organizzazione di una maxi sagra del cinghiale. Allo stesso tempo Palazzo dei Priori potrebbe definire un quadro di incentivi per l’apertura, rigorosamente nel centro storico, di attività gestite ma mastri norcini.

La materia prima non va cercata chissà dove. Basta recarsi nel mai nato Parco dell’Arcionello, lì è custodito un numero imprecisato di esemplari. Non si scandalizzino i sedicenti ambientalisti dell’ultima ora, che niente hanno a che fare con i veri e rispettabilissimi ambientalisti, sempre pronti a urlare – senza capire le situazioni – “tanto l’unica cosa che volete è sparare”. Qui nessuno vuole sparare – e l’idea della sagra è un modo curioso di evidenziare una problematica seria – ma è in nome della tutela dell’ambiente stesso che certi equilibri, evidentemente saltati, vanno ripristinati. Anche perché altrimenti si rischia di finire nel disastro.

Allora esortiamo il primo cittadino a stimolare il tessuto locale per far nascere la Prima Sagra del Cinghiale Viterbese. E’ pur sempre un’idea. 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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