
VITERBO – L’enogastronomia, è risaputo, tira. Il capoluogo della Tuscia si ritrova ad avere un asso nella manica inaspettato su questo fronte: l’abbondanza di cinghiali. Tanto che La Fune si sente in dovere di evidenziare la possibilità agli occhi del sindaco Giovanni Arena, che di recente ha trattato l’argomento cinghiali con una specifica ordinanza.
Caro sindaco, l’occasione è d’oro: Viterbo metta a frutto la ricchezza di cinghiali del proprio territorio e si lanci nell’avventura dell’organizzazione di una maxi sagra del cinghiale. Allo stesso tempo Palazzo dei Priori potrebbe definire un quadro di incentivi per l’apertura, rigorosamente nel centro storico, di attività gestite ma mastri norcini.
La materia prima non va cercata chissà dove. Basta recarsi nel mai nato Parco dell’Arcionello, lì è custodito un numero imprecisato di esemplari. Non si scandalizzino i sedicenti ambientalisti dell’ultima ora, che niente hanno a che fare con i veri e rispettabilissimi ambientalisti, sempre pronti a urlare – senza capire le situazioni – “tanto l’unica cosa che volete è sparare”. Qui nessuno vuole sparare – e l’idea della sagra è un modo curioso di evidenziare una problematica seria – ma è in nome della tutela dell’ambiente stesso che certi equilibri, evidentemente saltati, vanno ripristinati. Anche perché altrimenti si rischia di finire nel disastro.
Allora esortiamo il primo cittadino a stimolare il tessuto locale per far nascere la Prima Sagra del Cinghiale Viterbese. E’ pur sempre un’idea.


















