Ciminiere\ Diario di residenza_prima traccia
Ciminiere
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Nell'ambito di Ciminiere, progetto sull'immaginario del lavoro a Civita Castellana, ospitiamo un piccolo blog, una sorta di diario in poche puntate, scritto dal curatore di Cantieri d'Arte Marco Trulli.

Nell’ambito di Ciminiere, progetto sull’immaginario del lavoro a Civita Castellana, ospitiamo un piccolo blog, una sorta di diario di poche pagine, scritto dal curatore di Cantieri d’Arte Marco Trulli che racconta il lavoro che sta svolgendo insieme all’artista Cosimo Veneziano (noi ne abbiamo parlato qui e qui). In questi giorni si sta concludendo la fase laboratoriale presso il Liceo Midossi a cura di Laboratorio Urbano Quotidiano e la residenza dell’artista Cosimo Veneziano. Sabato ci sarà la mostra di fine residenza presso Artceram.

 

Diario di residenza_prima traccia \ di Marco Trulli

Lo sbaglio, l’imprevisto, il trauma.

Giriamo intorno al crollo, al paesaggio spaccato di Goethe che si è gonfiato ed è scoppiato.

Troppo cotto.

Nella produzione della ceramica ci sono teorie, insegnamenti teorici e pratici, processi da seguire con cura che vanno rispettati. Ma qualcosa è andato storto.

Ci siamo avvicinati a Civita Castellana intorno ad un’impressione. Tre Ciminiere rimaste come feticci, mozziconi di passato innestati all’interno di un centro commerciale di nuova generazione. L’ex fabbrica è diventata la nuova piazza del commercio.

Il centro storico è un florilegio di assenze. Buchi, collassi, vuoti sono ricamati di ceramica, intarsiati di paesaggio.

Siamo entrati dentro la storia locale legata alla produzione di ceramica sanitaria e di quella delle stoviglierie, filiera produttiva quasi scomparsa. Emerge una storia di un secolo di produzione orgogliosa ed economicamente importante, che ha modellato un paesaggio, costruito un’identità operaia ed imprenditoriale molto diffusa.

Parlando con gli artigiani e i lavoratori si parla sempre di fuoco, di trasformazione, di reazioni dell’argilla alle diverse temperature, dell’imprevisto che si nasconde dietro ogni imperfezione.

Lavorare la ceramica è un misto di conoscenze tecniche ed empiriche, un bignami di chimica e fisica trascritto dall’esperienza, dagli errori e dalle cotture andate a male.

La filiera di produzione della stoviglieria non esiste più, le virtuose decoratrici che modellavano i piatti hanno preso preso altre strade, seppellendo il gesto creativo che disegnava fiori, filetti, e geometrie ogni volta differenti sulla terraglia.

Se parli di fabbrica e spazio del lavoro a Civita parli di spazi differenti, a seconda della generazione a cui ti riferisci. Lo spazio nostalgico della produzione rigogliosa di un tempo; lo spazio chiuso, privo di vita della fabbrica appena fallita, sinonimo di perdita del lavoro. Infine, se la domanda la rivolgi ad un ragazzo, lo spazio che ti descrive è collassato, imploso, rovinato.

Nella ceramica, soprattutto per la cottura delle stoviglie o nella ceramica artistica, ci sono tre fuochi. Il primo consolida il pezzo, lo stabilizza.

Il secondo lo smalta, fissa il colore e in molti casi completa il manufatto. Il terzo fuoco è quello pregiato, in cui il pezzo viene arricchito con smalti dorati o argentati.

Abbiamo individuato un quarto fuoco, inesistente nella lavorazione della ceramica, vera e propria bestemmia tecnica. È la cottura che produce la rovina, la spaccatura, il collasso. È il tempo che la crisi ha determinato sugli spazi del lavoro e quindi sul paesaggio, nonché sulle persone, sul tempo del lavoro e della vita, sulla sparizione del lavoro e dell’occupazione, delle relazioni.

Il quarto fuoco inverte i procedimenti di produzione industriale e determina un processo non funzionale, imprevisto nei cicli produttivi.

Stiamo tentando, in effetti, di nominare questo vuoto.

 

Una prima bozza del lavoro:

 

Il progetto Ciminiere è realizzato con il sostegno della Regione Lazio e il patrocinio del Comune di Civita Castellana nell’ambito dell’Officina Culturale Distretto Creativo, ideato da Cantieri d’Arte e Associazione Culturale Percorsi (Circolo ARCI), in collaborazione con Laboratorio Urbano Quotidiano, Museo della Ceramica Marcantoni e SIAT Servizi e con le Fabbriche Artceram, Flaminia. Cantieri d’Arte è realizzato nell’ambito del programma di azioni di arte pubblica La Ville Ouverte e del network BJCEM – Biennale dei Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo.

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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