
VITERBO – Un duro intervento, con tanto di richiesta di dimissioni ribadita più volte al sindaco Arena, di Luisa Ciambella (Pd) nella seduta di consiglio di oggi. Fino a indicare la strada dell’ex sindaco di Civita Castellana Caprioli e la sottolineatura sui rischi di finire stritolato nella guerra “tra bande”.
“Una seduta di psicodramma – così Ciambella definisce il consiglio di oggi -. Qui l’amministrazione si misura sulla sua serietà e libertà. Questa maggioranza non esiste se non nello sforzo di tenervi uniti nel nome dei piccoli interessi di gruppo e di parte che ognuno di voi pensa di rappresentare.
Voi siete stati scelti per un pugno di voti, avete vinto perché tanti sono rimasti a casa schifati. Questo atteggiamento demolisce quel briciolo di fiducia che i cittadini hanno nella politica. Avete solo la volontà di aggrapparvi con le unghie a una città che è in ginocchio. Capisco l’imbarazzo dai vostri volti, dalla vostra postura. Questa mattina in consiglio l’aria si taglia con il coltello. La natura di questa crisi politica non è da scaricare sui dirigenti. L’altra volta ci avete spiegato che i dirigenti erano un grosso problema, che lo smart working non aiuta.
Oggi lei dovrebbe dimettersi, come ha fatto l’ex sindaco Caprioli. E’ stato un uomo di parola verso i suoi cittadini, quando ha visto che era preda di bande ha mollato.
Lei sindaco è persona perbene, ha una storia. Una telefonata esterna ha chiuso il consiglio di martedì. Martedì è andato in scena un teatrino orrendo. Le consiglio, per la storia della sua famiglia, di fare un atto di coraggio: si dimetta. Voi non siete consapevoli di quello che c’è là fuori. La città di Roma è completamente vuota. Possiamo illuderci che a Viterbo succeda qualcosa di buono? E in tutto questo dobbiamo assistere al vostro balletto.
Sindaco dimostri che lei non è come tutti gli altri. Il boccino ce l’ha lei, non accetti ricatti. Metta fine, un punto a questo scempio e porti rispetto a tutti i dirigenti, personali e macchina amministrativa del comune. I vostri problemi sono interni, oggi siamo ostaggio di quello che succede nei comuni della provincia”.


















