“Ci dissociamo dallo sciopero, impensabile per ora ritornare fra i banchi”
Francesca Sebastiani
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VITERBO - Francesca Sebastiani, presidente del Comitato studentesco del liceo scientifico “Paolo Ruffini”, prende le distanze dall'iniziativa della Rete degli studenti e aggiunge: "Ha veramente senso assicurare un ritorno a scuola forzato, sacrificando il nostro benessere?"

VITERBO  –  Intervento di Francesca Sebastiani, presidente del Comitato studentesco liceo scientifico “Paolo Ruffini”.

“In merito all’articolo dal titolo “Rete degli studenti: “la didattica a distanza non è la soluzione, vogliamo tornare in presenza”, a nome del comitato studentesco del liceo scientifico statale “Paolo Ruffini” ed in qualità di presidente dello stesso, tengo a comunicare in accordo con la maggioranza dei membri quanto segue.

Rete degli studenti: “La didattica a distanza non è la soluzione, vogliamo tornare in presenza”

Lo sciopero avvenuto in data 11 gennaio che ha visto coinvolta la Rete degli studenti medi non rispecchia la volontà del nostro istituto.

Credendo nella buona fede degli intenti dei manifestanti, ci teniamo come componente studentesca di una delle scuole più frequentate della provincia a dissociarci dal messaggio trasmesso da questo sciopero.

Innanzitutto la volontà di tornare a scuola, istanza principale dell’articolo come da titolo, non è assolutamente intesa a prescindere dalle possibilità dell’istituto stesso, che come la maggior parte delle scuole italiane sta innegabilmente soffrendo l’emergenza sanitaria.

E’ di vitale importanza che gli organi preposti capiscano che la scuola e il nostro rientro non sono né un gioco né una mossa politica per racimolare consensi a scapito di noi studenti.

Il motivo per il quale la nostra scuola ha voluto partecipare allo sciopero, credendo nella comunione di interessi coi manifestanti, era quello di portare in piazza il nostro dissenso e la nostra delusione nei confronti di un’istituzione che invece di rappresentare uno spiraglio di normalità nel frangente di un momento storico così tragico, sta diventando un’ulteriore ragione di ansia ed afflizione. Quest’affermazione, che rilasciamo per nulla a cuor leggero, deriva dall’esperienza di una pletora di studenti che si troverebbero ad affrontare incommensurabili disagi nel tornare a scuola nelle modalità presentate.

La posizione che prendiamo come studenti del liceo Ruffini si schiera quindi con chi crede che per quanto sia complessa la condizione scolastica attuale, non è realizzabile e tanto meno ragionevole un ritorno in presenza forzato che sacrifichi noi ragazzi e la nostra salute sia mentale che psicologica, in primis come persone oltre che come studenti.

Pur essendo la didattica a distanza un mezzo meno efficace rispetto a quella in presenza, è impensabile allo stato attuale delle cose ritornare fra i banchi con turni scaglionati e mezzi che non assicurano degli orari sostenibili per i pendolari, componente preponderante del corpo studentesco. Gli studenti non residenti a Viterbo si troverebbero infatti a dover sia uscire che rincasare ad orari improponibili dal momento che a rotazione ci saranno sempre delle classi che dovranno entrare alle 10 per terminare le lezioni alle 15.

Sono infatti note a tutti gli studenti della provincia gli innumerevoli disagi causati da un potenziamento irrisorio dei mezzi. Già a settembre si sono verificate situazioni di mancato distanziamento, e lì dove fosse stato rigidamente osservato invece i più sfortunati si sono anche visti negare l’accesso al pullman proprio a causa di queste mancate corse supplementari sulle quali tanto piace allo stesso governo fondare l’ipotesi del buon rientro.

Come caso esemplificativo basta osservare gli orari di ritorno per Vignanello o Bagnoregio, paesi per i quali le prime corse sono entrambe disponibili alle 16,10, senza poi contare il tempo di percorrenza. Viene da sé che un carico di studio non banale associato ad orari assurdi è ciò che metterebbe molti ragazzi nella condizione di non poter praticare sport (pratica notoriamente fondamentale per uno sviluppo ottimale in età adolescenziale), coltivare una passione, o anche solo avere l’occasione di passare momenti spensierati con familiari ed amici seppure online.

Lo statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria (in GU 29 luglio 1998, n. 175) recita quanto segue: “La scuola è una comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza, la realizzazione del diritto allo studio, lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno e il recupero delle situazioni di svantaggio[…]”.

Ci appelliamo quindi alle istituzioni. Alla luce di quanto esposto, ha veramente senso assicurare un ritorno a scuola forzato, sacrificando il nostro benessere, oltre che ignorando la tenacia ed i risultati ragguardevoli raggiunti grazie alla sinergia fra Professori e ragazzi anche in Didattica a Distanza?

Ai posteri l’ardua sentenza”.

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