Chiusura del centro storico, la rivoluzione "tradita". Si attende ancora che Michelini firmi l'ordinanza
Viterbo dall'alto
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La chiusura del centro storico di Viterbo, o meglio della sua parte monumentale, sembra rimanere una sfida impossibile. Eppure basterebbe una semplice firma del sindaco Michelini sull'ordinanza che dispone la Ztl nella parte monumentale della città.

I varchi elettronici sono lì, in attesa di entrare in funzione. E nel frattempo qualcuno ha pensato a fine 2015 e nei primi giorni del nuovo anno di dargli fuoco o semplicemente scassarli.

Guardano, spenti, le strade su via San Lorenzo, via Chigi e ponte del Paradosso. Sono il simbolo di un’idea, tanto semplice quanto rivoluzionari per Viterbo: la chiusura al traffico della parte monumentale del centro storico.

Potevano essere stati accesi già da qualche tempo, ma magari gli ultimi atti vandalici hanno scosso gli animi a Palazzo dei Priori. Peccato, proprio chiudere subito il centro poteva essere un segnale di reazione. Un modo per dire: “Non abbiamo paura e andiamo avanti”.

E pensare che l’ordinanza è sulla scrivania del sindaco Michelini da tempo e basterebbe un attimo per avviare la piccola-grande rivoluzione della chiusura del centro. Una mossa che aprirebbe una nuova era e aiuterebbe a contrarre il clamoroso ritardo della città dei papi rispetto agli altri capoluoghi di provincia.

Una semplice firma che permetterebbe in un colpo di archiviare nel passato le patetiche scene dei turisti costretti a camminare su via San Lorenzo facendo lo slalom tra le macchine. Al tempo stesso sarebbero sgomberate le piazze, quelle previste in un’ordinanza vecchia di un anno, davvero. Mettendo fine al ridicolo attuale. E soprattutto sarebbe tutelata piazza San Pellegrino, ridotta troppo spesso a parcheggio.

Eppure, nonostante la terribile crisi che regna da cinquanta giorni, il sindaco Michelini ha sempre sostenuto che la macchina del Comune non si è mai fermata. Fa eccezione l’ordinanza di chiusura del centro che rimane, lei sì, ferma al varco.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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