

EDITORIALE – Il patto tra Viterbo2020 e Forza Italia è servito. Non ci sono più dubbi, le firme sono state apposte, i calici sollevati – o forse soltanto appoggiati con cautela sul tavolo. Ora non resta che fare la cosa più istruttiva in questo mestiere: osservare la tavola.
Chissà? È la domanda che aleggia tra le colonne di Palazzo dei Priori. I commensali stanno davvero prendendo il cucchiaio per mangiare questa minestra? O stanno solo prendendo tempo, soffiandoci sopra nell’attesa che si raffreddi o che qualcuno passi a portar via il piatto? C’è chi ha iniziato a sudare, lo si nota da qualche movimento scomposto sulla sedia. C’è chi invece si è alzato con una scusa: “Vado un attimo al bagno”, dice, mentre in realtà cerca una via di fuga o una boccata d’aria fresca lontano dal calore dei fornelli.
Poi c’è il folto gruppo che fa capannello nei corridoi. Fingono con cura di non essersi accorti che i piatti sono stati serviti, che il menù è cambiato e che il sapore è, per molti, decisamente indigesto. Osservare i commensali al tavolo della Sala d’Ercole, adesso, è più importante di qualsiasi comunicato stampa. È lì che si legge il futuro, nel modo in cui stringono le posate o incrociano lo sguardo tra loro.
Ma non dimentichiamoci della sala da pranzo ristretta, quella della Giunta. Bisogna tenere d’occhio pure quella. Già. Lì dentro, a memoria, non ci sembra di ricordare la presenza di appassionati “berluscones”. Eppure, il pragmatismo è la cifra di questa epoca: a onore del vero, un patto di questo tipo potrebbe firmarlo pure Massimo D’Alema, se l’occasione lo richiedesse. E non è mai stato, il buon Massimo, un campione del mondo azzurro.
Sta di fatto che, salvo clamorose uscite di scena – quelle che cambiano le sorti di un governo locale – la coalizione Frontini acquista sul campo un bel “+1”. Il nome è quello di Elpidio Micci. Una figura pesante, un peso massimo nel conteggio delle urne: se ci fermiamo a guardare i numeri, da solo ha raccolto le preferenze di sette o otto frontiniani tra i meglio piazzati della scuderia.
Micci, ci dicono dalla regia, sarebbe già pronto al salto in giunta. Ma lì, in quel caso, il banchetto si complica. Per sedersi a quel tavolo, qualcuno deve pur alzarsi. Si dovrebbe verificare una defenestrazione in piena regola o, più pudicamente, l’addio di chi – per mal di pancia o indisposizione di stomaco – deciderà che è arrivato il momento di lasciare il posto.
Chissà? Per ora, lasciamo raffreddare la minestra. È l’unico modo per capire chi deciderà di mangiarla.

















