
VITERBO – Chiara Frontini non scada nella demagogia e non subisca il pressing di antagonisti politici che chiedendo giunta corta e taglio degli stipendi per gli amministratori di Palazzo dei Priori puntano a metterla semplicemente in difficoltà utilizzando il classico inganno arruffapopolo dei tagli ai costi della politica.
I costi della politica non sono l’assessore in più, non sono gli stipendi alti degli stessi o del sindaco (decisi tra l’altro con una legge della Repubblica) ma sono i costi di amministratori scarsamente capaci, non dotati di visione, organizzazione e voglia di fare. Chiediamo al sindaco Frontini di andare in controtendenza e di dare un segnale deciso: una giunta larga. Serve una squadra robusta per mettere sui binari una città con ritardi decennali rispetto ad altri capoluoghi di provincia.
A certi furboni della politica locale che chiedono al sindaco del capoluogo il taglio dello stipendio chiediamo di lanciare identici accorati appelli al presidente della Provincia Alessandro Romoli ma siamo pronti a scommettere che non lo faranno per ragioni politiche loro. Pagare bene, come stabilisce la legge, chi ricopre il ruolo di sindaco e assessore non può che avere effetti positivi sul sistema perché anche validi imprenditori e professionisti che in questi anni hanno preferito evitare di candidarsi anche per non rimetterci l’osso del collo potrebbero rivalutare la cosa e aumentare la competizione aumenta spesso la qualità.
I soldi buttati sono quelli per consiglieri assenti, che non spiccicano una parola e non sanno arricchire il dibattito in consiglio e nelle commissioni. Non è quindi una questione di quanto paghi ma di quello che hai in cambio. Invitiamo il sindaco Frontini pertanto a resistere alle sirene del populismo nostrano perché per essere diversi occorre prendere scelte contro il becero populismo a intermittenza. Al tempo stesso la invitiamo a scegliere tra i migliori e di pagarli secondo quanto stabilisce lo stato italiano, senza improvvisate e paesane azioni di taglio spinte da “rosicamenti”, invidie e tatticismi politici da dilettanti.


















