Grazie a QdA le più alte sperimentazioni drammaturgiche continuano A Viterbo
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Lo spettacolo in programma al Mat fino al 12 ottobre, parte dai risultati raggiunti dal workshop sostenuto da Allianz Kulturstiftung per approdare alla produzione vera e propria di una nuova tipologia di testo, un’opera ibrida che nasce dal confronto maturo tra diverse culture europee.

L’opera di Dejan Dukovski, riscritta da Agate Øksendal Kaupang, in scena per Quartieri dell’Arte nell’ambito del progetto Hybrid Plays- A Cultural Translation Project, sostenuto dalla Allianz Kulturstiftung, con azioni realizzate nell’ambito del progetto EU Collective Plays! co-finanziato dal Programma Creative Europe dell’Unione Europea. Regia di Alessio Pizzech. Con, in ordine alfabetico, Daniela Giordano, Caterina Gramaglia, Maximilian Nisi, Nick Russo. Assistente alla regia Antonio Ligas. Luci Richard Gargiulo.

Lo spettacolo in programma al Mat fino al 12 ottobre, parte dai risultati raggiunti dal workshop sostenuto da Allianz Kulturstiftung per approdare alla produzione vera e propria di una nuova tipologia di testo, un’opera ibrida che nasce dal confronto maturo tra diverse culture europee.

L’opera di Dejan Dukovski Who the Fuck Started All This ci pone di fronte a situazioni sospese fatte di silenzi e di non detti nelle quali tutto ruota intorno all’Amore, a quelle forme di Amore che pare non trovino mai una stabilità, come il desiderio, il vizio, il moto dell’amplesso o come la vita e la morte. Sette storie che non hanno veramente un inizio e una fine in un ripetersi circolare, un neo-Girotondo schnitzleriano, che ancora maggiormente grazie alla riscrittura della giovane drammaturga norvegese, diventano una riflessione sul senso della trasformazione. La messa in scena di Alessio Pizzech è incentrata sul cambio al secondo spaccato non solo del mood, del ritmo e del tempo ma anche dei costumi e degli ambienti a rafforzare il potere di critica di questa opera ibrida.

Hybrid Plays è dedicato al concetto di “traduzione culturale” all’interno dell’Europa. Le azioni del progetto mirano a forgiare nuovi approcci al processo teatrale, attraverso sperimentazioni incentrate sulla inclusione, l’alterazione e l’adattamento di diversi contesti e prospettive. Una serie di workshop è finalizzata alla creazione di opere prodotte dalla convergenza e dalla collisione di diverse prospettive culturali, nazionali e personali. Drammaturghi senior incontrano drammaturghi junior di nazionalità diversa dalla loro per sviluppare testi ibridi, in cui vengono mutati i contesti nazionali e le nazionalità dei personaggi e in cui vanno a collidere le mentalità degli autori coinvolti. In questo quadro, la scrittrice norvegese Agate Øksendal Kaupang adatta l’opera di Dejan Dukovski “Who the Fuck Started All This”.

Dejan Dukovski, Premio della critica al Festival di Venezia 1998, drammaturgo e sceneggiatore, appartiene alla nuova generazione di autori macedoni. Agate Øksendal Kaupang, classe 1993, con Mantenendo il respiro, suo primo romanzo, vince il premio letterario Sørlandets 2014.

In programma il 9-10-12 ottobre alle ore 21 e l’11 ottobre ore 18.30 presso MAT, via del Ganfione a Viterbo. Si raccomanda la prenotazione tramite mail a ufficiostampaquartieridellarte@gmail.com.

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Un testo ibrido di Dejan Dukovski e Agate Øksendal Kaupan.
Regia di Alessio Pizzech.

Con, in ordine alfabetico: Daniela Giordano, Caterina Gramaglia, Maximilian Nisi, Nick Russo
Assistente alla regia: Antonio Ligas. Luci: Richard Gargiulo

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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